WELFARE AZIENDALE: I CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

WELFARE AZIENDALE: I CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

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Con la circolare n.28/E, l’Agenzia delle Entrate chiarisce alcuni dubbi ai professionisti e alle aziende che in questo periodo si stanno imbattendo nei piani di welfare.

Vediamo alcuni punti trattati dalla circolare:

  • In caso di premi di produttività, viene data la possibilità al lavoratore, in luogo dell’erogazione in denaro, di optare per alcuni benefit messi a disposizione dal datore di lavoro. Tale facoltà è comunque condizionata:
    • al rispetto dei limiti economici stabiliti dal D.M. 25.3.2016 (€2.000/€2.500);
    • alla realizzazione di almeno uno degli obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione desunti da indici numerici misurabili e verificabili;
    • all’estendibilità dell’accordo a tutti i lavoratori o a categorie omogenee;
    • all’indicazione nel testo del contratto collettivo territoriale o aziendale della possibilità di scelta tra denaro e benefit;
    • al deposito dell’accordo di produttività, tramite procedura telematica, entro il termine di 30 giorni dalla stipula (per la fase transitoria il deposito è ammesso entro il 15 luglio 2016) unitamente alla dichiarazione di conformità per cui è ammesso anche il deposito in un momento successivo, ma comunque prima dell’erogazione del premio di risultato stesso;

 

  • per le finalità di educazione, istruzioni, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, nel caso in cui l’erogazione dei beni e dei servizi rientrino tra quelli annoverati dalla lettera f) ed f-bis) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR, viene data la possibilità, in luogo dell’offerta dei benefit, di erogare delle somme in denaro a titolo di rimborso delle relative spese. Nel suddetto caso, le stesse dovranno essere acquisite e conservate dal datore di lavoro al fine di darne prova in sede di verifica ispettiva;

 

  • i piani di welfare:
    • possono nascere dalla volontà del datore di lavoro oppure possono realizzarsi in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento;
    • devono prevedere un’offerta generalizzata alla totalità dei lavoratori o ad una categoria omogenea di essi;
    • possono racchiudere somme, prestazioni e servizi in conformità a quanto disposto dalle lettere f), f-bis), f-ter) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR;
    • individuano i lavoratori e/o i familiari quali beneficiari dei suddetti benefit;

 

  • per familiari beneficiari si intendono i familiari indicati nell’art.12 del TUIR anche se non fiscalmente a carico. Rientrano pertanto: coniuge (non legalmente ed effettivamente separato), figli, genitori o in mancanza gli ascendenti, i generi, le nuore, il suocero/a, i fratelli e le sorelle;

 

  • Le erogazioni dei benefit risultano integralmente deducibili nel caso in cui il piano di welfare sia stipulato in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale. Nel caso invece, tali erogazioni nascano dalla volontarietà del datore di lavoro, gli stessi risulteranno deducibili nel solo limite del 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi;

 

  • Un altro chiarimento riportato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate è la possibilità di corrispondere i benefit tramite voucher, ossia tramite documenti di legittimazione in formato cartaceo o elettronico riportanti il valore nominale che danno titolo ad un solo bene. In deroga, è prevista la possibilità di optare per un voucher cumulativo che rappresenta una pluralità di beni da utilizzarsi a scelta del lavoratore, sempreché l’importo complessivo non ecceda i € 258,23;

 

  • Per quanto concerne le somme e le prestazioni per servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti di cui alla lettera f-ter) del comma 2 dell’articolo 51 del TUIR, viene chiarito che:
    • rientrano tra la categoria dei familiari anziani, coloro che hanno compiuto i 75 anni di età;
    • sono identificati come non autosufficienti, coloro che non sono in grado di compiere le normali azioni rientranti nella vita quotidiana (a titolo esemplificativo: assumere alimenti, deambulare, vestirsi, ecc.) e il sui status risulti attestato da idonea certificazione medica.

 

Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – HR Problem Solver – Coach Professionista


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