REATO DI TRUFFA: LEGITTIMO IL DINIEGO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

REATO DI TRUFFA: LEGITTIMO IL DINIEGO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

Truffa: legittimo il diniego del permesso di soggiorno | G11

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5014 del 28 novembre 2016, ha affermato che è legittimo il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo nell’ipotesi in cui il cittadino straniero sia stato condannato per il reato di truffa.

Nel caso di specie, i giudici di Palazzo Spada respingono il ricorso presentato da un lavoratore straniero che si era visto negare il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo in seguito alla condanna in appello per il reato di truffa.

Nello specifico, il cittadino extracomunitario chiedeva un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 9 del D.Lgs. n. 286/1998, in quanto la condanna per il reato di truffa era ormai datata, sottolineando, inoltre, che nel rifiutare il rinnovo del permesso di soggiorno non era stato opportunamente considerato il legame familiare, dal momento che l’unico fratello del lavoratore straniero era in Italia.

Il Consiglio di Stato, invece, sottolinea la rilevanza della precedente condanna penale per il reato di truffa in virtù dell’articolo 26, comma 7-bis, del TUI, infatti i giudici sono decisi ad estendere l’ambito di applicazione della norma anche alle ipotesi di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno.

Pertanto, ad un soggetto condannato per uno dei reati previsti dal “Titolo III, Capo III, Sezione II, della legge 22 aprile 1941, n. 633… e dagli articoli 473 e 474 del codice penale” può essere negato il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo. Inoltre, in presenza di dette condizioni, il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno non necessita di ulteriori motivazioni in relazione alla pericolosità sociale dello straniero.

Infine, i giudici di Palazzo Spada hanno ricordato una precedente pronuncia (n. 4470/2015) nella quale era stato affermato che, in relazione all’art. 9 del TUI, il diniego del rilascio del permesso deve essere sorretto da un giudizio sulla pericolosità sociale del soggetto, con una motivazione anche in relazione al suo contesto familiare, escludendo qualsiasi automatismo in presenza di condanne penali. Pertanto, tale principio era limitato e circoscritto alla sola ipotesi di esame dei requisiti richiesti per il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo, caso diverso rispetto a quello in esame.

Giuseppe Cassone


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