SEPARAZIONE DI FATTO: IL DIRITTO DI CITTADINANZA NON SI PERDE

SEPARAZIONE DI FATTO: IL DIRITTO DI CITTADINANZA NON SI PERDE

Separazione: non si perde il diritto di cittadinanza | G11

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 969 del 17 gennaio 2017 ha chiarito che il diritto di cittadinanza, acquisito in seguito alla celebrazione del matrimonio, continua ad essere riconosciuto anche qualora tra i coniugi sia avvenuta una separazione di fatto, dal momento che la legge richiede una condizione ostativa diversa, ovvero la separazione personale giudizialmente accertata.

Nel caso di specie, i giudici di legittimità respingono il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno che lamentava la violazione dell’art. 5, comma 1, della legge n. 91/1992, in quanto tra le condizioni ostative alla concessione della cittadinanza è indicata anche la “separazione personale”.

Nello specifico, dopo il matrimonio tra la cittadina tunisina e il cittadino italiano, erano decorsi 2 anni durante la quale la stessa era stata residente in Italia senza che fosse intervenuto annullamento, separazione personale o divorzio.

La separazione di fatto, incontestatamente avvenuta tra i coniugi, non era stata considerata rilevante dalla Corte di Appello, dal momento che la legge, tra le cause ostative al riconoscimento del diritto di cittadinanza annovera la separazione personale.

Gli Ermellini, confermando la decisione di merito, hanno sottolineato la differenza ermeneutica tra “separazione di fatto” e  “separazione personale”, una differenza che può cogliersi anche nell’art. 6 della legge n. 184/1983 in materia di adozione. La norma, infatti, nel presentare la condizione richiesta ai coniugi per poter procedere all’adozione, richiede proprio che tra gli stessi non sia intervenuta “una separazione personale neppure di fatto”.

Pertanto, la disposizione non fa che confermare la differenza tra le due tipologie di allontanamento, con conseguente diverso regime giuridico.

Pertanto, la separazione di fatto non è una condizione ostativa al diritto di cittadinanza, ma lo è la separazione personale giudizialmente accertata, ai sensi dell’art. 5 della legge n. 91/92.

La Corte, infine, sottolinea la necessità che le condizioni ostative indicate nell’art. 5 della legge n. 91/1992, non possono fondarsi su clausole elastiche, ma su requisiti predeterminati, chiari che non necessitano di un ulteriore accertamento amministrativo.

Giuseppe Cassone


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