Immigrazione e lavoro


IMMIGRAZIONE E LAVORO: CONSULENZA PER L’ASSUNZIONE E LA REGOLARIZZAZIONE DI CITTADINI STRANIERI


Questo servizio di consulenza per l’immigrazione e la gestione di personale extra-comunitario è specifico per le aziende e i lavoratori immigrati.

La complessa normativa che regola l’ingresso ed il soggiorno di lavoratori stranieri complica l’espletamento delle pratiche amministrative. Inoltre, per datori di lavoro e dipendenti è molto difficile rimanere costantemente aggiornati su leggi, delibere e prassi.

Per questo motivo ho deciso, insieme ai miei collaboratori, di fornire un servizio di assistenza e consulenza in materia di legislazione sull’Immigrazione, garantendo un completo supporto amministrativo, burocratico e legale.

Espleteremo insieme a te tutte le pratiche di cui hai bisogno, ad esempio riguardo i differenti tipi di visto (lavoro subordinato ed autonomo, studio, turismo, ricongiungimento familiare), i permessi di soggiorno, l’acquisizione della cittadinanza italiana e tanto altro.

Sarò per te una fonte inesauribile di informazioni, fornendoti le soluzioni giuste in tempi rapidi!


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Guida Specialistica: IMMIGRAZIONE E LAVORO


CITTADINI EXTRACOMUNITARI

1. Archivio normativa nazionale

IMMIGRAZIONI E STRANIERI

D.Lgs 25 luglio 1998, n. 286
“Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.”

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-07-25;286!vig=

attuato con:

DPR 31 agosto 1999 , n. 394
“Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”.

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-08-31;394!vig=

 

CITTADINI DELL’UNIONE EUROPEA E LORO FAMILIARI

D.Lgs 6 febbraio 2007, n. 30
“Attuazione della direttiva relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”.

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2007-02-06;30!vig=

 

CITTADINANZA

Legge 5 febbraio 1992, n. 91
“Nuove norme sulla cittadinanza”

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1992-02-05;91!vig=

 

SANATORIA 2012

Decreto legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 (sanatoria)

Attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2012-07-16;109

2. I flussi di ingresso

Il sistema delle quote

Ai sensi dell’articolo 21 del T.U. Immigrazione l’ingresso nel territorio dello Stato per motivi di lavoro subordinato – anche stagionale – e di lavoro autonomo, avviene nell’ambito delle quote di ingresso stabilite nei decreti di cui all’articolo 3, comma 4.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono (o dovrebbero essere) infatti annualmente definite, entro il termine del 30 novembre dell’anno precedente a quello di riferimento del decreto, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato.

Sono soggetti ai limiti previsti dalle quote il rilascio di visti e permessi di soggiorno per:
– lavoro subordinato;
– lavoro autonomo;
– lavoro stagionale (per il quale è stato previsto un apposito decreto flussi):
– permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea;
– studio, tirocinio e/o formazione professionale (previsto un contingente triennale con 2014-2016 dal decreto ministeriale).

Sono inoltre previste specifiche quote per la conversione:
1. in permessi di soggiorno per lavoro subordinato di:
– permessi di soggiorno per lavoro stagionale;
– permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale;
– permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea;
2. in permessi di soggiorno per lavoro autonomo di permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale.

 

Decreti flusso (normativa)

• DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI del 11 dicembre 2014 (NON STAGIONALI)
Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2014. (14A09970) (GU Serie Generale n.300 del 29-12-2014)

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/12/29/14A09970/sg

n.b.: il decreto è stato prorogato alle ore 24 del 31 dicembre 2015 da una Circolare Congiunta emessa in data 7 agosto 2015 dal Ministero dell’Interno e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (protocollo n. 4454)

http://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/circolare_congiunta_prot_n_4454_del_07_08_15.pdf

 

• DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI del 2 aprile 2015 (LAVORATORI STAGIONALI)

Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale nel territorio dello Stato, per l’anno 2015. (15A03404) (GU Serie Generale n.104 del 7-5-2015

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/07/15A03404/sg

 

• DECRETO MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI del lavoro e delle politiche sociali del 25 giugno 2014 (VISTO DI STUDIO)
Determinazione del contingente triennale 2014/2016 per l’ingresso nel territorio nazionale di cittadini stranieri per la partecipazione a corsi di formazione professionali e tirocini formativi. (G.U. n. 254 del 31-10-2014)

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/10/31/14A08465/sg


3. Sanatorie

A partire dagli anni ’90 il Governo il governo ha emesso numerosi provvedimento volti a regolarizzare lavoratori subordinati o domestici che già si trovano e lavorano di fatto in Italia.

L’ultima sanatoria attuata è disciplinata dal D. Lgs n. 109 del 16 luglio 2012 ed (entrato in vigore il 9 agosto 2012).

L’art. 5 del Decreto dispone che i datori di lavoro (italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno) che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (9 agosto 2012) occupino irregolarmente alle proprie dipendenze lavoratori stranieri possano dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro allo SUI (Sportello Unico per l’Immigrazione), avviando la procedura di emersione.

 

Condizioni di ammissibilità della domanda:

1. che i lavoratori irregolari siano alle proprie dipendenze da almeno tre mesi;
2. che continuino ad occuparli alla data di presentazione della domanda;
3. che i lavoratori siano presenti nel territorio nazionale in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011;
4. pagamento di un contributo forfettario di 1.000 euro;
5. regolarizzazione delle somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale per l’intero periodo di lavoro.

 

Caratteristiche:

a. la presenza sul territorio nazionale dal 31 dicembre 2011 deve essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici;
b. non sono previsti dei limiti di quota, le domande verranno esaminate tutte, indipendentemente dai paesi di provenienza dei lavoratori;
c. il datore di lavoro che aveva in anni precedenti presentato domande di flussi o sanatorie senza poi formalizzarle rende la nuova domanda di sanatoria sia inammissibile;
d. il rilascio del permesso di soggiorno comporta, rispettivamente, per il datore di lavoro e per il lavoratore, l’estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi, che riguardino:
• all’ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale (con esclusione di quelle di cui all’articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286)
• in generale l’impiego di lavoratori anche se rivestano carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale (nelle more del procedimento sono sospesi)

 

Interruzione del rapporto di lavoro

Qualora nelle more dell’istruttoria della pratica il datore di lavoro deceda (ciò avviene spesso per le pratiche aventi per oggetto i lavoratori che fanno i badanti) al lavoratore spetta comunque un permesso di soggiorno per attesa occupazione (così come se nel corso della sanatoria il rapporto di lavoro si interrompe).

In questo secondo caso lo SUI convoca datore di lavoro e lavoratore per la firma del contratto di soggiorno per il periodo di tempo in cui il rapporto c’è stato; verifica il rispetto dei contributi previdenziali e poi prepara il kit.

Se muore invece il datore nelle more convoca ovviamente solo il lavoratore, verifica anche qui il rispetto del pagamento dei contributi fino al decesso e prepara il kit.

 

Esclusioni

Sono esclusi dall’ammissione della disciplina della sanatoria:

• i rapporti di lavoro a tempo parziale (fatto salvo quanto previsto in materia di lavoro domestico e di sostegno al bisogno familiare);

• il datore di lavoro che, a seguito dell’espletamento di procedure di ingresso di cittadini stranieri per motivi di lavoro subordinato ovvero di procedure di emersione dal lavoro irregolare non ha provveduto alla sottoscrizione del contratto di soggiorno presso lo sportello unico ovvero alla successiva assunzione del lavoratore straniero (salvo cause di forza maggiore comunque non imputabili al datore di lavoro);

• datori di lavoro che risultino condannati negli ultimi cinque anni, anche con sentenza non definitiva, per:
a) favoreggiamento dell’immigrazione clandestina o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite;
b) intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’articolo 603-bis del codice penale;
c) reati previsti dall’articolo 22, comma 12, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (per avere occupato alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo).

• i lavoratori stranieri:
a) nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione ai sensi dell’articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e dell’articolo 3 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni ed integrazioni;
b) che risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore per l’Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato;
c) che risultino condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dall’articolo 380 del medesimo codice;
d) che comunque siano considerati una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone.


4. Documenti per il permesso di soggiorno


4.1 Permesso di soggiorno per lavoratori subordinati

Chiunque intenda instaurare in Italia un rapporto di lavoro con uno straniero extracomunitario residente all’estero, deve seguire la procedura prevista e disciplinata dal T.U. immigrazione al fine di ottenere un permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

La procedura finalizzata al conseguimento di tale tipologia di permesso di soggiorno consta di tre passaggi principali:

1. richiesta di nulla osta lavoro al Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo della propria provincia;
2. rilascio del visto da parte degli uffici consolari del paese d’origine;
3. rilascio del permesso di soggiorno da parte della Questura.

 

Richiesta di nulla osta

Al fine di richiedere il rilascio del nullo osta per lavoro subordinato il datore di lavoro deve presentare allo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI) presso la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo nella quale risiede o ha sede legale il datore di lavoro o dove avrà luogo la prestazione lavorativa, i seguenti documenti:

• modulo di richiesta nominativa di nulla osta lavoro;
• fotocopia del passaporto o altro documento di viaggio equivalente;
• idonea documentazione relativa alle modalità di sistemazione alloggiativa per il lavoratore straniero;
• la proposta di contratto di soggiorno con specificazione delle relative condizioni, comprensiva dell’impegno al pagamento da parte dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel Paese di provenienza;
• dichiarazione di impegno a comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro;
• richiesta di trasmissione della documentazione, ivi compreso il codice fiscale, agli uffici consolari.

Entro massimo 60 giorni il SUI deve rilasciare il Nulla Osta lavoro, nel rispetto dei limiti, il quale sarà valido per 6 mesi dalla data del rilascio.

 

Rilascio del visto

Gli uffici consolari del Paese di residenza o di origine dello straniero provvedono a rilasciare il visto di ingresso con indicazione del codice fiscale.

 

Rilascio del permesso di soggiorno

Il contratto di soggiorno

Ai sensi dell’art. 5-bis del T.U., entro 8 giorni dall’ingresso in Italia, lo straniero deve recarsi presso il SUI che ha rilasciato il nulla osta per la firma del contratto di soggiorno (che resta ivi conservato), il quale deve contenere:

a) la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilità di un alloggio per il lavoratore che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica;
b) l’impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza.

Richiesta del permesso di soggiorno

La richiesta di permesso di soggiorno deve essere presentata al questore della provincia in cui lo straniero si trova entro 8 giorni lavorativi dal suo ingresso nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 5 T.U. Immigrazione.

Condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno:

• previa sottoscrizione del contratto di lavoro di cui sopra;
• il rilascio dev’essere richiesto per le medesime attività previste dal visto d’ingresso o dalle disposizioni vigenti;
• lo straniero richiedente è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici;
• versamento di un contributo, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 (= per rinnovo).

La durata del permesso di soggiorno

La durata del relativo permesso di soggiorno per lavoro è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare:

a) 1 anno per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato;
b) 2 anni in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il rilascio del permesso

Entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda la questura rilascia il permesso di soggiorno (lo stesso termine vale per il rinnovo e la conversione).

N.B.: anche ove non venga rispettato il termine di 60 giorni, il lavoratore straniero può legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere temporaneamente l’attività lavorativa fino ad eventuale comunicazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, con l’indicazione dell’esistenza dei motivi ostativi al rilascio del permesso di soggiorno.

In questo caso, condizione essenziale al fine di potere esercitare l’attività di lavoro è, oltre alla tempestività della domanda, che sia stata rilasciata dal competente ufficio la ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio del permesso.

Obblighi del titolare di permesso di soggiorno

Gli stranieri che soggiornano nel territorio dello Stato sono tenuti a comunicare al questore competente per territorio, entro i 15 successivi, le eventuali variazioni del proprio domicilio abituale.

 

Il rinnovo del permesso di soggiorno

Il rinnovo del permesso di soggiorno dev’essere richiesto dallo straniero al questore della provincia in cui dimora entro 60 giorni prima della scadenza, il quale verificherà che sussistano ancora le condizioni previste per il rilascio.

Fatti salvi i diversi termini previsti dal T.U. è rinnovato per una durata non superiore a quella stabilita con rilascio iniziale.

 

La perdita del posto di lavoro

La perdita del posto di lavoro non priva il lavoratore straniero e i suoi familiari del permesso di soggiorno.

Infatti, sia in caso di licenziamento che di dimissioni volontarie, è possibile iscriversi nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno, comunque non inferiore a un anno ovvero per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero qualora superiore (tranne che per il lavoro stagionale).

 

Conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio

Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato o il master universitario ovvero la laurea triennale o la laurea specialistica, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi di studio, in presenza dei requisiti previsti dal T.U. per i lavoratori subordinati può chiedere la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, sempre nell’ambito delle quote stabilite per lavoro subordinato a norma dell’articolo 3, comma 4 T.U. Immigrazione.

 

Responsabilità penale del datore di lavoro

Il datore di lavoro che occupi alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato.

Sono previste inoltre delle circostanze aggravanti, per le quali è previsto un aumento da un terzo alla metà:

a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre;
b) se i lavoratori occupati sono minori in età non lavorativa;
c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell’articolo 603-bis del codice penale (“intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”).

E’ prevista inoltre la sanzione amministrativa accessoria del pagamento del costo medio di rimpatrio.


4.2 Permesso di soggiorno per lavoratori stagionali (art. 24 T.U. Immigrazione)

Il datore di lavoro (italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia, o le associazioni di categoria per conto dei loro associati) che intendano instaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato a carattere stagionale con uno straniero devono:

1. Presentare richiesta nominativa al SUI (Sportello Unico per l’Immigrazione) della provincia di residenza (come per lavoratore subordinato);
n.b.: nei casi in cui il datore di lavoro non abbiano una conoscenza diretta dello straniero, la richiesta, deve essere immediatamente comunicata al centro per l’impiego competente, che verifica nel termine di cinque giorni l’eventuale disponibilità di lavoratori italiani o comunitari a ricoprire l’impiego stagionale offerto.

2. Qualora il SUI, decorsi 20 giorni, non comunichi al datore di lavoro il proprio diniego, la richiesta si intende accolta, nel caso in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:
a) la richiesta riguardi uno straniero già autorizzato l’anno precedente a prestare lavoro stagionale presso lo stesso datore di lavoro richiedente;
b) il lavoratore stagionale nell’anno precedente sia stato regolarmente assunto dal datore di lavoro e abbia rispettato le condizioni indicate nel permesso di soggiorno.

 

Durata

L’autorizzazione al lavoro stagionale ha validità da 20 giorni ad un massimo di 9 mesi, in corrispondenza della durata del lavoro stagionale richiesto (anche con riferimento all’accorpamento di gruppi di lavori di più breve periodo da svolgere presso diversi datori di lavoro).

L’autorizzazione al lavoro stagionale si intende prorogato e il permesso di soggiorno può essere rinnovato in caso di nuova opportunità di lavoro stagionale offerta dallo stesso o da altro datore di lavoro (fermo restando il limite massimo di 9 mesi).

 

Diritto di precedenza

Il lavoratore stagionale (ove abbia rispettato le condizioni indicate nel permesso di soggiorno e sia rientrato nello Stato di provenienza alla scadenza del medesimo) ha diritto di precedenza per il rientro in Italia nell’anno successivo per ragioni di lavoro stagionale, rispetto ai cittadini del suo stesso Paese che non abbiano mai fatto regolare ingresso in Italia per motivi di lavoro.

 

Conversione

Il permesso di soggiorno per lavoro stagionale può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, qualora se ne verifichino le condizioni.

Sul punto si riporta una recente sentenza del Consiglio di Stato del 28/09/2015:

“non è consentita dalla legge la conversione automatica del relativo permesso di soggiorno stagionale in quello per lavoro subordinato, senza l’attivazione delle procedure che comportano il rientro dello straniero nello Stato di appartenenza e l’esistenza di un contratto di lavoro autorizzato nei limiti delle quote di cui all’art. 3 TUI. Infatti, l’art. 24, co. 4, TUI, consente la conversione del pds per lavoro stagionale in pds per lavoro subordinato (a tempo determinato o indeterminato), qualora se ne verifichino le condizioni; ma, avendo nel caso di specie lo straniero usufruito di una procedura agevolata per poter conseguire il pds per lavoro stagionale, regolata da un proprio regime dei flussi di ingresso previsti dall’art. 3, co. 4, TUI, egli è tenuto al rispetto di tutte le regole del titolo conseguito, tra cui il rientro nel paese di origine alla scadenza, senza che questa sua condizione di lavoratore stagionale possa consentirgli di percorrere una via privilegiata alla permanenza in Italia, in elusione alle limitazioni di cui all’art. 3, cit.” (Consiglio di Stato, sez. III, sent. n. 4532 del 28 settembre 2015)

 

Previdenza e assistenza

In considerazione della durata limitata dei contratti nonché della loro specificità, agli stranieri titolari di permesso di soggiorno per lavoro stagionale si applicano le seguenti forme di previdenza e assistenza obbligatoria, secondo le norme vigenti nei settori di attività:

a) assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti;
b) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
c) assicurazione contro le malattie;
d) assicurazione di maternità.

In sostituzione dei contributi per l’assegno per il nucleo familiare e per l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria, il datore di lavoro è tenuto a versare all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) un contributo in misura pari all’importo dei medesimi contributi ed in base alle condizioni e alle modalità stabilite per questi ultimi. Tali contributi sono destinati ad interventi di carattere socio-assistenziale a favore del Fondo Nazionale per le politiche migratorie.


4.3 Permesso di soggiorno per lavoratori autonomi

Ai sensi dell’articolo 26 del T.U. l’ingresso in Italia dei lavoratori stranieri extracomunitari che intendono esercitare nel territorio dello Stato un’attività non occasionale di lavoro autonomo può essere consentito a condizione che l’esercizio di tali attività non sia riservato dalla legge ai cittadini italiani, o a cittadini di uno degli Stati membri dell’Unione Europea.

 

Categorie comprese nella definizione di “lavoratore autonomo”

Nell’ambito della quote previste dal decreto flussi è consentito l’ingresso in Italia per motivi di lavoro autonomo di cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero appartenenti alle seguenti categorie:

• Imprenditori di società che svolgono attività di interesse per l’economia italiana che effettuano un investimento significativo in Italia, che sostiene o accresce i livelli di reddito.
• Liberi professionisti esercenti professioni vigilate, oppure non regolamentate ma rappresentative a livello nazionale e comprese negli elenchi curati dalla Pubblica amministrazione.
• Titolari di cariche di amministrazione o di controllo di società, di società non cooperative, espressamente previste dalla normativa vigente in materia di visti d’ingresso.
• Artisti di chiara fama internazionale, o di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici oppure da enti privati.
• Cittadini stranieri per la costituzione di imprese “start-up innovative” ai sensi della legge 17 dicembre 2012 n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e titolari di un rapporto di lavoro di natura autonoma con l’impresa.

 

Procedura per l’ottenimento del visto e del permesso di soggiorno per lavoro autonomo

La procedura finalizzata al conseguimento di tale tipologia di permesso di soggiorno consta di tre passaggi principali:

1. richiesta del nulla osta per l’esercizio dell’attività alla CCIAA
2. domanda di nulla osta alla questura
3. rilascio del visto da parte degli uffici consolari del paese d’origine
4. rilascio del permesso di soggiorno da parte della Questura

 

1. Richiesta nulla osta Camera di commercio

Lo straniero che intenda lavorare in Italia come lavoratore autonomo dovrà richiedere alla Camera di commercio competente, anche tramite procuratore, il “Nulla Osta” all’esercizio dell’attività in Italia e l’attestazione circa le risorse economiche necessarie per l’esercizio dell’attività (parametri).

In particolare dovrà provare:

• di possedere risorse adeguate per l’esercizio dell’attività che intende intraprendere in Italia;
• di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge italiana per l’esercizio della singola attività, compresi, ove richiesti, i requisiti per l’iscrizione in albi e registri;
• di essere in possesso di una attestazione dell’autorità competente in data non anteriore a tre mesi che dichiari che non sussistono motivi ostativi al rilascio dell’autorizzazione o della licenza prevista per l’esercizio dell’attività che lo straniero intende svolgere.

N.b.:
Per l’esercizio in Italia di un’attività imprenditoriale, in qualità di amministratore, socio, socio lavoratore, legale rappresentante (es. legale rappresentante di Ufficio di Rappresentanza), imprenditore individuale ecc..la società (di capitali, di persone, filiale di società estera in Italia, ufficio di rappresentanza, ecc.) dovrà essere preventivamente costituita in Italia e dovrà essere iscritta al registro delle imprese presso la Camera di Commercio competente, tenuto conto anche dell’ottenimento delle licenze ed autorizzazioni necessarie.

Nel caso di attività di amministratore/socio di società già in attività l’attestazione riguardante i parametri non è necessaria.

La Camera di Commercio competente rilascerà in questo caso il Nulla Osta all’esercizio dell’attività economica (su richiesta dell’interessato, anche tramite procuratore).

 

2. Richiesta di nulla Osta alla Questura

Documentazione necessaria da allegare:

– Domanda di Nulla Osta, indirizzata alla Questura competente
– Documentazione rilasciata dalla Camera di commercio
– Certificato di iscrizione alla CCIAA
– Attestazione riguardante i parametri, ossia le risorse economico/finanziarie (reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria)
– Dichiarazione rilasciata dal committente (per i professionisti o collaboratori) o dal legale rappresentante della Società (negli altri casi) che assicuri al cittadino straniero un compenso superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria
– Copia dell’ultimo bilancio o dichiarazione dei redditi della società, da cui risulti che l’entità dei proventi sia sufficiente a garantire il compenso di cui al punto precedente
– Documentazione relativa alla all’adeguata sistemazione alloggiativa del cittadino straniero

 

3. Richiesta del visto di ingresso per “lavoro autonomo” presso l’autorità diplomatica o consolare competente

La domanda di Visto deve essere fatta personalmente dal lavoratore, utilizzando la modulistica disponibile presso la rappresentanza diplomatico-consolare.

Documenti da depositare:

– Tutta la documentazione richiesta per il nullaosta della questura
– Nullaosta rilasciato da questura

Il Visto di ingresso per motivi di lavoro autonomo deve essere rilasciato entro 120 giorni dalla presentazione della domanda e deve essere utilizzato entro 180 giorni dalla data del rilascio.

 

4. Richiesta di permesso di soggiorno per lavoro autonomo

Entro 8 giorno dall’ingresso dello straniero in Italia dev’essere inoltrata la richiesta di permesso di soggiorno alla Questura o al commissariato competente per dimora o residenza del cittadino straniero. La domanda deve essere redatta su un apposito modulo messo a disposizione dalla Questura.

Il permesso di soggiorno avrà una validità massima di 2 anni e potrà essere rinnovato se lo straniero sarà in grado di dimostrare di possedere sufficienti mezzi di sostentamento ed un’abitazione in Italia.

n.b.: E’ altresì possibile fare la conversione del permesso di soggiorno da lavoro autonomo in lavoro subordinato.

Documenti:
– Istanza compilata e sottoscritta dall’interessato (da richiedere alla Questura competente)
– Tutti i documenti necessari per la richiesta del visto (punto n.3)
– 4 fotografie identiche formato tessera
– Passaporto in corso di validità
– Marca da bollo di Euro 16
– Dichiarazione di ospitalità/contratto di affitto registrato (se il contratto è a nome della società, lettera della stessa in cui dichiara che l’appartamento è conferito in uso alla persona)

N.B.
Il visto di ingresso per lavoro autonomo deve essere rilasciato o negato entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda e della relativa documentazione e deve essere utilizzato entro 180 giorni dalla data del rilascio.

Il permesso di soggiorno per lavoro autonomo dura due anni. La richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno deve essere presentata 60 giorni prima della data di scadenza e fino a 60 giorni dopo la data di scadenza.


4.4 Ricongiungimento familiare

Il diritto a mantenere o a riacquistare l’unità familiare nei confronti dei familiari stranieri è riconosciuto agli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno o di visto di durata non inferiore a 1 anno rilasciato per motivi:

• lavoro subordinato
• lavoro autonomo
• asilo
• studio
• religiosi
• familiari

 

Familiari ammessi al ricongiungimento

Lo straniero può chiedere il ricongiungimento per:

a) coniuge non legalmente separato e di età non inferiore ai diciotto anni (momento della presentazione dell’istanza di ricongiungimento);
b) figli minori, anche del coniuge o nati fuori del matrimonio, a condizione che l’altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso;
c) figli maggiorenni a carico, qualora per ragioni oggettive non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale;
d) genitori a carico, qualora:
– non abbiano altri figli nel Paese di origine o di provenienza;
– siano ultrasessantacinquenni, qualora gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati, gravi motivi di salute.
e) genitore naturale al figlio minore, già regolarmente soggiornante in Italia con l’altro genitore che dimostri il possesso dei requisiti di disponibilità di alloggio e di reddito di cui sotto (ai fini della sussistenza di tali requisiti si tiene conto del possesso di tali requisiti da parte dell’altro genitore).

 

Requisiti

Lo straniero che richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilità:

a) di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali;
n.b.: nel caso di un figlio di età inferiore agli anni quattordici al seguito di uno dei genitori, è sufficiente il consenso del titolare dell’alloggio nel quale il minore effettivamente dimorerà

b) di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell’importo dell’assegno sociale per ogni familiare da ricongiungere. Per il ricongiungimento di due o più figli di età inferiore agli anni quattordici è richiesto, in ogni caso, un reddito non inferiore al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale;
n.b.: ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente;

b-bis) di una assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo, a garantire la copertura di tutti i rischi nel territorio nazionale a favore dell’ascendente ultrasessantacinquenne ovvero della sua iscrizione al Servizio sanitario nazionale, previo pagamento di un contributo (importo determinato ogni 2 anni con decreto ministeriale).

 

Permesso di soggiorno per assistenza al minore

Al familiare autorizzato all’ingresso ovvero alla permanenza sul territorio nazionale ai sensi dell’articolo 31, comma 3 TUI (per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico), è rilasciato un permesso per assistenza minore, rinnovabile, di durata corrispondente a quella stabilita dal Tribunale per i minorenni.

N.b.: Il permesso di soggiorno consente di svolgere attività lavorativa ma NON può essere convertito in permesso per motivi di lavoro.

 

Procedura

1. Il Nulla Osta

a) La domanda di nulla osta, con allegata la documentazione relativa ai requisiti sopra elencati, è presentata al SUI (prefettura-ufficio territoriale del governo competente per il luogo di dimora del richiedente), il quale ne rilascia copia contrassegnata con timbro datario e sigla del dipendente incaricato del ricevimento;
b) L’autorità consolare italiana attua un effettivo accertamento dell’autenticità della documentazione comprovante i presupposti di parentela, coniugio, minore età o stato di salute;
c) L’ufficio, acquisito dalla questura il parere sulla insussistenza dei motivi ostativi all’ingresso dello straniero nel territorio nazionale, rilascia il nulla osta ovvero un provvedimento di diniego dello stesso.

Dev’essere rilasciato entro 180 giorni dalla richiesta della domanda

Diniego

se è accertato che il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo di consentire all’interessato di entrare o soggiornare nel territorio dello Stato.

 

2. Il permesso di soggiorno

Il p.d.s. è rilasciato:

a) allo straniero che ha fatto ingresso in Italia con visto di ingresso per ricongiungimento familiare, ovvero con visto di ingresso al seguito del proprio familiare nei casi previsti dall’articolo 29, ovvero con visto di ingresso per ricongiungimento al figlio minore;

b) agli stranieri regolarmente soggiornanti ad altro titolo da almeno 1 anno che abbiano contratto matrimonio nel territorio dello Stato con cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero con cittadini stranieri regolarmente soggiornanti;

c) al familiare straniero regolarmente soggiornante, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con il cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea residenti in Italia, ovvero con straniero regolarmente soggiornante in Italia. In tal caso il permesso del familiare è convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari. La conversione può essere richiesta entro 1 anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare. Qualora detto cittadino sia un rifugiato si prescinde dal possesso di un valido permesso di soggiorno da parte del familiare;

d) al genitore straniero, anche naturale, di minore italiano residente in Italia. In tal caso il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato anche a prescindere dal possesso di un valido titolo di soggiorno, a condizione che il genitore richiedente non sia stato privato della potestà genitoriale secondo la legge italiana.

Revoca/diniego
Il p.d.s. viene negato revocato:
– qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza salvo che dal matrimonio sia nata prole;
– è accertato che il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo di permettere all’interessato di soggiornare nel territorio dello Stato.

 

Diritti
– accesso ai servizi assistenziali
– l’iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale
– l’iscrizione nelle liste di collocamento
– svolgimento di lavoro subordinato o autonomo

 

Durata

Il permesso di soggiorno per motivi familiari = durata del permesso di soggiorno del familiare straniero in possesso dei requisiti per il ricongiungimento ai sensi dell’articolo 29 ed è rinnovabile insieme con quest’ultimo.

 

Morte/Separazione del familiare

(ovvero figlio che non possa ottenere la carta di soggiorno, al compimento del diciottesimo anno di età)

Il permesso di soggiorno può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per studio, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività di lavoro.

 

Impugnazione diniego del nulla osta o del p.d.s.

Competenza: all’autorità giudiziaria ordinaria
(Disciplina: art. 20 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150)


4.5 Permesso di soggiorno per motivi di studio

Ai sensi dell’art. 39-bis T.U. Immigrazione, è consentito l’ingresso e il soggiorno per motivi di studio dei cittadini stranieri:

a) maggiori di età ammessi a frequentare corsi di studio negli istituti di istruzione secondaria superiore e corsi di istruzione e formazione tecnica superiore;

b) ammessi a frequentare corsi di formazione professionale e tirocini formativi nell’ambito del contingente annuale stabilito con decreto del Ministro della solidarietà sociale, di concerto con i Ministri dell’interno e degli affari esteri, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui al decreto legislativo 29 agosto 1997, n. 281;

c) minori di età non inferiore a quindici anni in presenza di adeguate forme di tutela;

d) minori di età non inferiore a quattordici anni che partecipano a programmi di scambio o di iniziative culturali approvati dal Ministero degli affari esteri, dal Ministero della pubblica istruzione, dal Ministero dell’università e della ricerca o dal Ministero per i beni e le attività culturali per la frequenza di corsi di studio presso istituti e scuole secondarie nazionali statali o paritarie o presso istituzioni accademiche.

 

Richiesta Visto di ingresso

Il visto d’ingresso per studio, anche per eventuali familiari al seguito, può essere richiesto dallo straniero alla rappresentanza diplomatica o consolare italiana del Paese di appartenenza.

Nella domanda occorre indicare:

• le generalità complete e quelle degli eventuali familiari al seguito;
• gli estremi del passaporto o di altro documento di viaggio valido riconosciuto equivalente;
• il luogo, il motivo e la durata del soggiorno.

È inoltre necessario allegare:

• fotocopia di tutto il passaporto o di altro documento equipollente;
• la documentazione concernente la finalità del viaggio (fotocopia della certificazione attestante il corso di studio da seguire);
• le condizioni di alloggio;
• la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del viaggio e del soggiorno;
• la dichiarazione sulla validità locale di eventuali titoli di studio rilasciati dalle competenti rappresentanze diplomatiche o consolari italiane presenti nel Paese di provenienza;
• fotocopia della polizza assicurativa, valida nel territorio nazionale per il periodo di durata del permesso di soggiorno, contro il rischio di malattia ed infortuni.

 

Rilascio del permesso di soggiorno

Una volta ottenuto il visto di validità superiore ai 90 giorni, è necessario richiedere, entro 8 giorni dall’ingresso in Italia, il permesso di soggiorno al questore del luogo in cui si intende fissare la dimora.

Il permesso di soggiorno per motivi di studio consente lo svolgimento di un’attività lavorativa di tipo subordinato, per un tempo massimo di 20 ore settimanali e 1.040 ore annuali, nel rispetto delle limitazioni previste dalla legge italiana in materia di lavoro minorile.

 

Il rinnovo del permesso di soggiorno

Il rinnovo del permesso di soggiorno dev’essere richiesto dallo straniero al questore della provincia in cui dimora entro 60 giorni prima della scadenza, il quale verificherà che sussistano ancora le condizioni previste per il rilascio.
Fatti salvi i diversi termini previsti dal T.U. è rinnovato per una durata non superiore a quella stabilita con rilascio iniziale.

Il permesso di soggiorno per studio può essere rinnovato solo se il visto di ingresso è stato rilasciato per la frequenza di un corso di studio pluriennale e non può essere in ogni caso rinnovato per più di tre anni oltre la durata del corso di studi pluriennale.

Alla richiesta di rinnovo dovrà essere allegata: fotocopia certificazione attestante il superamento di almeno un esame di profitto per il 1° rinnovo e di almeno 2 esami per i successivi rinnovi del permesso di soggiorno, salvo cause di forza maggiore.

È possibile rinnovare il permesso di soggiorno per motivi di studio, anche per proseguire il corso di studi con l’iscrizione ad un corso di laurea diverso da quello per il quale lo studente straniero ha fatto ingresso in Italia; la possibilità di transitare ad un corso di studio diverso da quello per il quale è stato rilasciato il visto è prevista per i soli corsi universitari con esclusione, quindi, dei passaggi a corsi privati.

Al riguardo, sono state individuate le seguenti modalità applicative:

• prosecuzione degli studi in un corso diverso nella stessa sede: lo studente, all’atto della presentazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, acclude alla documentazione richiesta anche quella comprovante l’avvenuta iscrizione ad altro corso;

• prosecuzione degli studi, al termine del conseguimento di un titolo accademico, con iscrizione ad altro corso nella stessa sede: anche in questo caso, il candidato richiede il rinnovo del permesso di soggiorno, presentando la documentazione comprovante l’avvenuta iscrizione al nuovo corso;

• prosecuzione degli studi in un corso di laurea analogo o diverso presso altra sede: l’università rilascia allo studente il nulla osta al trasferimento, provvedendo contestualmente a notiziare il nuovo ateneo e la subentrante questura. Il rettore che accoglie lo studente conferma l’avvenuta iscrizione, direttamente, all’interessato, dandone notizia alla questura competente;

• prosecuzione degli studi, al termine del conseguimento di un titolo accademico, con iscrizione ad altro corso presso altra sede: lo studente, all’atto della presentazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, acclude alla documentazione richiesta anche quella comprovante l’avvenuta iscrizione al nuovo corso.

 

P.d.s. rilasciato da un altro stato membro UE

Il cittadino straniero già in possesso di un permesso di soggiorno per motivi di studio rilasciato da un altro Stato membro dell’Unione Europea, per la frequenza di un corso universitario o di insegnamento superiore, può fare ingresso in Italia in esenzione dall’obbligo di visto, anche per soggiorni superiori a tre mesi.

Tale disposizione si applica, esclusivamente, agli studenti stranieri provenienti da Stati membri che attuano integralmente l’acquis di Schengen; permane, pertanto, l’obbligo di munirsi del visto per motivi di studio, quale requisito indispensabile per l’attraversamento delle frontiere esterne e per il successivo rilascio del permesso di soggiorno, per coloro che si trasferiscono in Italia per completare o proseguire un corso di studi intrapreso in uno Stato membro non facente parte dello Spazio Schengen

 

Scadenza del permesso di soggiorno

Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato o il master universitario ovvero la laurea triennale o la laurea specialistica, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi di studio, può:

1. essere iscritto nell’elenco anagrafico previsto dall’articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442, per un periodo non superiore a 12mesi;

2. la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro (in presenza di determinati requisiti)

 

Permesso per attesa occupazione

Si ricorda, infine, che il Ministero dell’Interno, con Circolare del 5 settembre 2011 n. 6786, ha riconosciuto soltanto a chi abbia portato a termine un master universitario o un dottorato, e non anche agli stranieri che sperano invece di trovare un lavoro dopo il conseguimento della laurea italiana, il diritto ad ottenere un permesso per attesa occupazione, con iscrizione alle liste di collocamento per un periodo iniziale di 6 mesi.

Ciò contrasta con la generale prassi applicativa in materia di permesso per attesa occupazione, che normalmente consente allo straniero la concreta possibilità di cercare un’occupazione quando, alla scadenza di un permesso di soggiorno rinnovabile, egli non disponga dei requisiti per la conversione in permesso per lavoro. Secondo il Ministero, per risolvere questa contraddizione occorrerebbe un intervento del legislatore.

 

Conversione in p.d.s. per motivi di lavoro

Il DPR attuativo n. 494/99 all’art. 14 comma 4 dispone che il permesso di soggiorno per motivi di studio o formazione consente, per il periodo di validità dello stesso, l’esercizio di attività lavorative subordinate per un tempo non superiore a 20 ore settimanali, anche cumulabili per cinquantadue settimane, fermo restando il limite annuale di 1.040 ore.

L’art. 6 del T.U. dispone che il permesso di soggiorno per motivi di studio e formazione può essere convertito, comunque prima della sua scadenza, e previa stipula del contratto di soggiorno per lavoro ovvero previo rilascio della certificazione attestante la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 26, in permesso di soggiorno per motivi di lavoro nell’ambito delle quote stabilite a norma dell’articolo 3, comma 4.

Sono esenti dalla verifica della sussistenza delle quote e possono essere quindi presentate in ogni momento dell’anno le richieste di conversione presentate da:

1. cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al raggiungimento della maggiore età;

2. cittadini stranieri che hanno conseguito in Italia il diploma di laurea o di laurea specialistica, a seguito della frequenza dei relativi corsi di studio in Italia;

I titoli di studio al conseguimento dei quali è possibile chiedere la conversione (senza quote):
• Laurea (3 anni, 180 crediti formativi universitari);
• Laurea specialistica/magistrale (300 crediti, comprensivi dei 180 crediti universitari della Laurea o 180 CFU per la Laurea magistrale);
• Diploma di specializzazione (minimo 2 anni);
• Dottorato di ricerca (minimo 3 anni);
• Master Universitario di I livello (durata minimo 1 anno – 60 crediti), cui si accede con la laurea;
• Master universitario di II livello (minimo 60 crediti universitari) cui si accede con il diploma di laurea, ex legge 340/90 o con la laurea specialistica o con la laurea magistrale.
• Attestato o diploma di perfezionamento (durata annuale- 60 crediti) cui si accede con il Diploma di Laurea ex L.341/90 o con la laurea specialistica magistrale.

In tutti gli altri casi la conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio deve essere richiesta allo Sportello Unico della Prefettura (SUI) mediante la presentazione di una domanda di verifica di sussistenza delle quote attraverso il decreto flussi.

 

Le domande di conversione

Il cittadino straniero, titolare di un permesso di soggiorno per studio o per formazione professionale in corso di validità, che intende richiedere la conversione di tale titolo in permesso di soggiorno per lavoro subordinato, deve inoltrare allo Sportello Unico competente la domanda attraverso la procedura telematica.

Istruzioni per la compilazione delle domande di conversione esenti dalla verifica della sussistenza delle quote:

Richiesta di convocazione per la stipula del contratto di soggiorno per stranieri che hanno raggiunto la maggiore età in Italia o che hanno conseguito diploma di laurea in Italia (Modello V2)

Domanda di certificazione attestante il possesso di requisiti per lavoro autonomo per stranieri che hanno raggiunto la maggior età o che hanno conseguito diploma di laurea o di laurea specialistica in Italia (Modello Z2)

Istruzioni per la compilazione dei moduli telematici, in tutti i casi la conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio sia subordinata alla domanda di verifica di sussistenza delle quote attraverso il decreto flussi:

• Conversione del permesso di soggiorno da studio a lavoro subordinato mediante verifica della sussistenza di una quota (Modello VA)

• Conversione del permesso di soggiorno da studio a lavoro autonomo mediante verifica della sussistenza di una quota (Modello Z)

 

Saranno necessari:

1. Dati relativi al titolo di soggiorno per studio in corso di validità o nelle more del rilascio o rinnovo

2. Proposta di contratto di soggiorno per lavoro subordinato (tipologia del contratto, mansioni, orario di lavoro, località di impiego, etc), sottoposto alla sola condizione dell’effettivo rilascio del relativo permesso di soggiorno per lavoro ovvero la sussistenza dei requisiti per lo svolgimento di lavoro autonomo

3. Dati relativi al valido documento d’identità del datore di lavoro (solo per lavoro subordinato e se straniero, dati relativi al titolo di soggiorno);

4. Dati relativi al valido documento d’identità del richiedente;

5. Marca da bollo da 16,00 euro

Nel caso la richiesta sia soggetta a quote lo Sportello invia la richiesta alla Direzione Provinciale del Lavoro, che provvede a verificare la disponibilità delle quote di ingresso e ne comunica l’esito allo Sportello.

Nell’ipotesi in cui non vi sia disponibilità di quote, lo Sportello Unico ne dà comunicazione al cittadino straniero.

In caso di sussistenza della quota o nei casi in cui la conversione sia esente, il cittadino straniero, sarà convocato presso lo Sportello Unico, per sottoscrivere il contratto di soggiorno o per presentare la documentazione che certifichi il possesso dei requisiti per lo svolgimento di lavoro autonomo.

Il SUI rilascia anche il modulo già compilato per la richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato da inviare alla Questura tramite il kit delle poste. La Questura, infine, a seguito dei prescritti accertamenti, rilascia il permesso di soggiorno per lavoro subordinato.


4.6 Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo

Il Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è un permesso a tempo indeterminato, previsto dall’art. 9 del Testo Unico immigrazione e viene rilasciato a chi soggiorna in maniera stabile e continuative in uno dei Paesi Membri dell’Unione Europea e soddisfi determinati requisiti:

• possesso da almeno 5 anni di un permesso di soggiorno in corso di validità;

• disponibilità di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale e, nel caso di richiesta relativa ai familiari, di un reddito sufficiente secondo i parametri indicati nell’articolo 29, comma 3, lettera b);

• disponibilità di un alloggio idoneo che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ovvero che sia fornito dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria accertati dall’Asl (salvo straniero titolare di protezione internazionale ed ai suoi familiari, ferma restando la necessità di indicare un luogo di residenza);

• superamento test di conoscenza della lingua italiana (ad eccezione per le attività ricerca/università).

In presenza di tali requisito lo straniero può chiedere al questore del luogo ove ha la residenza il rilascio, per sé e per i propri familiari, del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, il quale viene rilasciato entro 90 giorni dalla richiesta.

Esso non ha scadenza, non deve essere rinnovato ma solo aggiornato: non riporta infatti la data di scadenza ma la dicitura “illimitata”.

 

Computo dei 5 anni – assenze

Le assenze dello straniero dal territorio nazionale non interrompono la durata del periodo di 5 anni e sono incluse nel computo del medesimo periodo quando sono inferiori a sei mesi consecutivi e non superano complessivamente dieci mesi nel quinquennio, salvo che detta interruzione sia dipesa dalla necessità di adempiere agli obblighi militari, da gravi e documentati motivi di salute ovvero da altri gravi e comprovati motivi.

 

Titolari di protezione internazionale

Per i titolari di protezione internazionale il calcolo del periodo di soggiorno (almeno 5 anni) per il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ai titolari di protezione internazionale, è effettuato a partire dalla data di presentazione della domanda di protezione internazionale in base alla quale la protezione internazionale è stata riconosciuta.

Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato allo straniero titolare di protezione internazionale reca, nella rubrica «annotazioni», la dicitura «protezione internazionale riconosciuta dall’Italia il» e riporta, di seguito, la data in cui la protezione è stata riconosciuta.

 

I diritti

Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo attribuisce allo straniero una serie di diritti “in più” rispetto al permesso di soggiorno “ordinario”.
Il titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo può infatti:

a) fare ingresso nel territorio nazionale in esenzione di visto e circolare liberamente sul territorio nazionale;

b) svolgere nel territorio dello Stato ogni attività lavorativa subordinata o autonoma (per lo svolgimento di attività di lavoro subordinato non è richiesta la stipula del contratto di soggiorno);

c) usufruire delle prestazioni di assistenza sociale, di previdenza sociale, di quelle relative ad erogazioni in materia sanitaria, scolastica e sociale, di quelle relative all’accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico (sempre che sia dimostrata l’effettiva residenza dello straniero sul territorio nazionale);

d) partecipare alla vita pubblica locale, con le forme e nei limiti previsti dalla vigente normativa.

 

Esclusioni

Il Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo non può però essere richiesto:

1. dai titolari di permesso per motivi di studio o formazione professionale;
2. dai titolari di permesso per motivi umanitari o a titolo di protezione temporanea;
3. dai richiedenti la protezione internazionale (ex art. 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251) che sono ancora in attesa;
4. dai titolari di visti o permessi di soggiorno di breve periodo;
5. dai cittadini stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello stato;

 

Revoca

Il Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo può essere revocato:

a) se è stato acquisito fraudolentemente;

b) quando lo straniero diventi un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dello stato;

c) quando mancano o vengano a mancare le condizioni per il rilascio;

d) in caso di assenza dal territorio dell’Unione per un periodo di 12 mesi consecutivi;

e) in caso di conferimento di permesso di soggiorno di lungo periodo da parte di altro Stato membro dell’Unione europea, previa comunicazione da parte di quest’ultimo;

f) assenza dal territorio dello Stato per un periodo superiore a 6 anni;

g) revoca o cessazione dello status di rifugiato o dello status di titolare della protezione sussidiaria,

 

Ricorso avverso diniego/revoca

Contro il rifiuto del rilascio o la revoca del Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo può essere proposto un ricorso al T.A.R. entro 60 giorni dal provvedimento.

 

Il permesso UE di lungo periodo per i familiari

Il Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo può essere richiesto anche per i seguenti familiari a carico:

• figli minori, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio. I minori adottati o affidati o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli;

• figli maggiorenni a carico qualora per ragioni oggettive non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale (100%);

• genitori a carico;

• genitori ultrasessantacinquenni.

Requisiti per l’estensione del Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ai familiari:

a) alloggio idoneo che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale di edilizia residenziale pubblica o che risponda ai requisiti igienico-sanitari certificati dall’ASL competente (salvo titolari protezione internazionale);

b) reddito sufficiente (anche derivato dal cumulo dei redditi dei familiari conviventi).

N.B.
Secondo l’interpretazione data dalle Questure, a seguito della Sentenza della Corte di Giustizia europea (C-469/13) del 17 luglio 2014, anche i familiari a carico devono soddisfare il requisito dell’anzianità del soggiorno (5 anni).

 

La presentazione della domanda

La domanda va presentata presso gli uffici postali oppure, senza utilizzare il kit, ci si può recare presso i Comuni che offrono questo servizio o presso i Patronati.

Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo costituisce documento di identificazione personale per non oltre 5 anni dalla data di rilascio o di rinnovo. Il rinnovo è effettuato a richiesta dall’interessato e dev’essere corredato di fotografie aggiornate.

 

Alla domanda è necessario allegare:

• copia del passaporto o documento equipollente, in corso di validità;

• copia della dichiarazione dei redditi (il reddito deve essere superiore all’importo annuo dell’assegno sociale); per i collaboratori domestici (colf/badanti): esibizione dei bollettini INPS o estratto contributivo analitico rilasciato dall’INPS;

• certificato casellario giudiziale e certificato delle iscrizioni relative ai procedimenti penali (da richieder in Tribunale);

• documentazione attestante l’idoneità dell’alloggio abitativo;

• copie delle buste paga relative all’anno in corso;

• documentazione relativa alla residenza e allo stato di famiglia;

• il pagamento di un contributo di 200,00 euro (dal 30 gennaio 2012);

• bollettino postale di pagamento del permesso di soggiorno elettronico (€ 27,50);

• contrassegno telematico da € 16,00;

• pagamento di 30 euro da corrispondere allo sportello per le spese di spedizione della busta tramite raccomandata;

• attestazione superamento test di conoscenza della lingua italiana (ad eccezione dei figli minori di anni 14, anche nati fuori dal matrimonio, propri e del coniuge.

 

Nei casi in cui lo straniero sia esentato dal test dovrà allegare:

– attestati o titoli che certifichino la conoscenza della lingua italiana ad un livello non inferiore al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d’Europa;

– titoli di studio o titoli professionali (diploma di scuola secondaria italiana di primo o secondo grado, oppure certificati di frequenza relativi a corsi universitari, master o dottorati);

– riconoscimento del livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2;

– attestazione che l’ingresso in Italia è avvenuto ai sensi dell’art. 27, co. 1 lett. a), c), d), q) del decreto legislativo 286/98 e successive modificazioni;

– certificazione, rilasciata da una struttura sanitaria pubblica, nella quale sia dichiarato che lo straniero è affetto da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico derivanti dall’età, da patologie o handicap”.

 

Per ottenere il permesso UE anche per i familiari, oltre ai documenti elencati sopra, è necessario (oltre al Kit):

• avere un reddito sufficiente alla composizione del nucleo familiare. Nel caso di due o più figli, di età inferiore ai 14 anni, il reddito minimo deve essere pari al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale;

• avere la certificazione anagrafica che attesti il rapporto familiare. La documentazione proveniente dall’estero dovrà essere tradotta, legalizzata e validata dall’autorità consolare nel Paese di appartenenza o di stabile residenza dello straniero.

 

Stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro

L’articolo 9 bis del T.U. dispone che gli stranieri in possesso di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro possano chiedere di soggiornare sul territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi, al fine di:

a) esercitare un’attività economica in qualità di lavoratore subordinato o autonomo (in questo gli Sportelli unici per l’immigrazione presso le Prefetture dovranno rilasciare le relative certificazioni);

b) frequentare corsi di studio o di formazione professionale;

c) soggiornare per altro scopo lecito previa dimostrazione di essere in possesso di mezzi di sussistenza non occasionali (doppio dell’importo minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria e di una assicurazione sanitaria per il periodo del soggiorno).

Ai familiari dello straniero titolare del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) e in possesso di un valido titolo di soggiorno rilasciato dallo Stato membro di provenienza, potrà essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di famiglia (dovrà dunque dimostrare di possedere i requisiti previsti per il ricongiungimento famigliare).

Allo straniero in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro ed ai suoi famigliari è consentito l’ingresso nel territorio nazionale in esenzione di visto e si prescinde dal requisito dell’effettiva residenza all’estero per la procedura di rilascio del nulla osta di cui all’articolo 22.

Attenzione, il Ministero dell’Interno chiarisce:

1. A tali stranieri deve essere rilasciato un permesso di soggiorno ai sensi del T.U. e non un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (Prot. N. 400/A/2010/12.214.9 bis)

2. Il conferimento dello status di soggiornante è di esclusiva competenza dello Stato membro nel cui territorio i cittadini di paesi terzi abbiano soggiornato legalmente ed ininterrottamente per 5 anni (Prot. N.400/C/2008/2850/P/10.2.2)


4.7 Permesso di soggiorno per motivi umanitari

Premessa

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere concesso a titolo di protezione internazionale ovvero a titolo di protezione umanitaria.

Il richiedente protezione internazionale (richiedente asilo) è la persona che, fuori dal proprio Paese d’origine, presenta in un altro Stato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale. Il richiedente rimane tale, finché le autorità competenti (in Italia le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale) non decidono in merito alla stessa domanda di protezione.

Vi sono due forme di protezione internazionale:

1. Il rifugiato è titolare di protezione internazionale. Si tratta di persona che “(…) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese d’origine di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese(…)”.
Questa definizione viene enunciata dall’art. 1A della Convenzione di Ginevra del 1951, recepita nell’ordinamento italiano dalla Legge n.722 del 1954.

2. La protezione sussidiaria è un’ulteriore forma di protezione internazionale. Chi ne è titolare – pur non possedendo i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato – viene protetto in quanto, se ritornasse nel Paese di origine, andrebbe incontro al rischio di subire un danno grave. Questa definizione viene enunciata dall’art. 2, lett. g) del Decreto legislativo n. 251/2007.

Nel caso in cui la Commissione territoriale, pur non accogliendo la domanda di protezione internazionale, ritenga possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario, provvede alla trasmissione degli atti della richiesta di protezione al questore competente per un eventuale rilascio di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria (art. 5, comma 6 del decreto legislativo n. 286/1998).

 

Il rilascio

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere rilasciato:

• dal Questore a seguito di raccomandazione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale in caso di diniego dello status di protezione internazionale (o di revoca o cessazione dello stesso), qualora ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”;

• su richiesta del cittadino straniero, anche in assenza di una richiesta della Commissione, qualora ricorrano gravi motivi di carattere umanitario;

• in caso di riconoscimento della protezione temporanea ai sensi dell’art. 20 del TU, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea;

• allo straniero inespellibile ai sensi dell’art. 19 del Testo Unico (“Divieti di espulsione e di respingimento. Disposizioni in materia di categorie vulnerabili”);

• altri casi, come per programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento ex art. 18. In questi casi il permesso ha caratteristiche differenti.

 

Requisiti

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere chiesto e rinnovato anche in mancanza di passaporto e senza i requisiti previsti per altre tipologie di permessi, come la disponibilità di mezzi di sostentamento, o di alloggio, o di disponibilità di mezzi per il rientro al proprio paese.

 

Durata
La durata per permesso sarà pari alle necessità documentate che ne hanno consentito il rilascio. Nella prassi amministrativa, di fatto, la durata è variabile dai 6 mesi ai 2 anni.

 

Caratteristiche
Il permesso per motivi umanitari consente:
• di svolgere attività lavorativa (sia lavoro subordinato che autonomo, con i requisiti necessari per questo tipo di attività, sia in qualità di socio lavoratore di cooperativa);
• l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale (iscrizione obbligatoria);
• l’accesso ai centri di accoglienza dei Comuni e alle misure di assistenza sociale previsti per le persone titolari di protezione internazionale;
• l’accesso alla formazione;
• la conversione a lavoro e per motivi familiari qualora ne sussistano i requisiti. In questo caso è necessario il possesso del passaporto;

Non consente il ricongiungimento familiare.

Il permesso è rinnovabile finché dura la situazione che ne ha motivato il rilascio, anche in mancanza di passaporto. Il rinnovo si chiede direttamente in questura.

 

La richiesta
Il permesso per motivi umanitari si chiede direttamente presso la Questura tramite il modulo (mod210) e allegando:
• foto;
• documentazione attestante il domicilio;
• marca da bollo

Secondo la giurisprudenza in caso di riconoscimento della protezione internazionale da parte delle Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, la Questura deve procedere al rilascio del permesso, senza poteri discrezionali.

 

1. La procedura per il riconoscimento della protezione internazionale

Requisiti
Può fare domanda lo straniero che intenda chiedere protezione dallo Stato italiano perché fugge da persecuzioni, torture o dalla guerra, anche se ha fatto ingresso in Italia in modo irregolare ed è privo di documenti.

Il richiedente dovrà motivare nella domanda le circostanze di persecuzione o danno grave che ne hanno motivato la fuga.

Gli agenti di questa persecuzione o danno grave possono essere lo Stato, partiti o organizzazioni che controllano lo Stato o una parte del suo territorio o soggetti non statuali qualora lo Stato, o chi lo controlla, non vogliano fornire protezione alla vittima di persecuzione o danno grave.

Termini per la presentazione della domanda
Non ci sono termini di tempo per la presentazione della domanda. La domanda può essere presentata anche dopo gli otto giorni cui sembra fare riferimento la procedura.

Dove presentare la domanda di protezione internazionale
La domanda deve essere presentata presso la Polizia di frontiera o la Questura. La Questura rilascia un documento che certifica la richiesta e la data dell’appuntamento per la verbalizzazione (la domanda sarà infatti verbalizzata dai funzionari di polizia utilizzando un modello, detto C3. E’ consigliabile produrre una memori scritta).

Attenzione:
– devono essere presentati documenti che comprovino quanto dichiarato, se disponibili (articoli di giornale, foto, documenti ufficiali quali denunce o referti medici, ecc.). La mancanza di prove non può comunque costituire motivo di esclusione dall’accesso alla procedura;
– al momento della domanda è consigliabile fare richiesta di essere ascoltati personalmente dalla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale competente. Il richiedente ha l’obbligo, se convocato, di presentarsi in Commissione;
– al momento della domanda il richiedente eleggerà un domicilio presso il quale saranno inviate tutte le comunicazioni o gli appuntamenti, pertanto è utile che sia aggiornato o che chi vi abita trasmetta tempestivamente le comunicazioni;
– è comunque possibile, in ogni fase che precede l’audizione e in linea teorica anche dopo l’audizione prima che sia stata presa la decisione, presentare memoria integrativa, o prove di quanto raccontato, delle quali si sia entrati in possesso dopo la prima verbalizzazione;

Chi non può ottenere protezione
Non può essere riconosciuto rifugiato o beneficiario di protezione sussidiaria chi rientra nelle seguenti categorie:

• chi abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità;
• chi abbia commesso un crimine grave di diritto comune al di fuori del paese di accoglimento e prima di esservi ammesso in qualità di rifugiato;
• chi si sia reso colpevole di azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

La valutazione sulla inammissibilità alla procedura rispetto ai reati e crimini gravi non può essere effettuata dalla Questura che riceve la domanda ma deve essere effettuata dalla Commissione territoriale competente.

Sono inoltre esclusi:
• Chi sia già stato riconosciuto rifugiato in un altro paese firmatario della convenzione di Ginevra o ha reiterato la medesima domanda dopo aver ottenuto un diniego (la domanda sarà dichiarata inammissibile dalla Commissione territoriale competente ma deve comunque essere ricevuta dalla Questura);
• I soggetti che presentino domande manifestamente infondate (quando risulti la palese insussistenza dei presupposti previsti dal decreto sulle qualifiche, o quando risulti che la domanda è stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di espulsione o respingimento).

Scompare, di fatto, la discrezionalità in precedenza in capo alle Questura, sulla ricevibilità della domanda.

Autorità competente e possibili decisioni
L’autorità competente alla decisione in merito alla domanda di protezione internazionale è la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, la quale può:

• riconoscere una forma di protezione internazionale, asilo politico o protezione sussidiaria;
• non riconoscere alcuna forma di protezione;
• rigettare la domanda per manifesta infondatezza;
• valutare la domanda inammissibile (qualora sia già stata esaminata da altro paese europeo).

Il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno per asilo, per richiesta asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari sono esclusi dal versamento del contributo di cui all’art 5, comma 2 ter, del TU.

 

1.1 Lo status di rifugiato

Lo status di rifugiato è compreso nel più ampio concetto di protezione internazionale come delineato dalla Direttiva n. 2004/83/CE del 29 aprile 2004 (c.d. Direttiva qualifiche), attuata nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. n. 251/07 (c.d. Decreto qualifiche), che definisce le norme sull’attribuzione ai cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione sussidiaria.

Ai sensi dell’art. 1, lett. a), della Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato “chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Gli atti di persecuzione che devono alternativamente:
a) essere sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, in particolare dei diritti per cui qualsiasi deroga è esclusa;
b) costituire la somma di diverse misure, tra cui violazioni dei diritti umani, il cui impatto sia sufficientemente grave da esercitare sulla persona una violazione grave dei diritti umani fondamentali;

Gli atti di persecuzione possono, tra l’altro, assumere la forma di:

a) atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale;
b) provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia o giudiziari, discriminatori per loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio;
c) azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie;
d) rifiuto di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente sanzione sproporzionata o discriminatoria;
e) azioni giudiziarie o sanzioni penali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo potrebbe comportare la commissione di crimini, reati o atti considerati crimini di guerra o contro l’umanità;
f) atti specificamente diretti contro un genere sessuale o contro l’infanzia.

Nell’esaminare se un richiedente abbia un timore fondato di essere perseguitato, è irrilevante che il richiedente possegga effettivamente le caratteristiche razziali, religiose, nazionali, sociali o politiche che provocano gli atti di persecuzione, purché una siffatta caratteristica gli venga attribuita dall’autore delle persecuzioni.

Al titolare dello “status di rifugiato” la Questura rilascia un permesso con motivo ’asilo politico’.

Il primo rilascio deve essere chiesto presso la Questura, il rinnovo avviene tramite procedura postale.

Il permesso per asilo politico:
• ha una durata di 5 anni;
• è rinnovabile;
• consente l’accesso allo studio;
• consente lo svolgimento di un’attività lavorativa (subordinata o autonoma);
• consente l’accesso al pubblico impiego;
• consente l’iscrizione al servizio sanitario;
• dà diritto alle prestazioni assistenziali dell’Inps (‘assegno sociale’ e ‘pensione agli invalidi civili’) e all’assegno di maternità concesso dai Comune;
• consente di presentare richiesta del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo (il calcolo del periodo di soggiorno – 5 anni- per il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è effettuato a partire dalla data di presentazione della domanda di protezione internazionale in base alla quale la protezione internazionale è stata riconosciuta)

Il titolare di permesso per asilo, può fare richiesta di ricongiungimento familiare per consentire l’ingresso in Italia dei propri familiari.

Il titolare di status di rifugiato non deve dimostrare di possedere i requisiti di alloggio e di reddito richiesti ai titolari di altri tipi di permesso di soggiorno.
Se i familiari si trovano già in Italia, anche se non in possesso di un regolare permesso di soggiorno, possono fare richiesta, tramite procedura postale, del permesso per motivi di familiari.

Diritto al Lavoro
Il richiedente asilo non può lavorare nei primi sei mesi di ingresso in Italia. Al secondo rinnovo ha diritto a un permesso di soggiorno per 6 mesi che rechi la dicitura esplicita che si tratta di permesso che consente l’attività lavorativa.

Non è comunque convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
Il rifugiato e il beneficiario di protezione umanitaria possono lavorare, possono iscriversi alle liste di collocamento e fare corsi di formazione. Nel caso della stipula di un contratto di lavoro non devono stipulare il contratto di soggiorno, come esplicitato dalla nota ministeriale del 25 ottobre 2005 di chiarimento alle competenze dello Sportello Unico.

 

1.2 La protezione sussidiaria

La protezione sussidiaria è riconosciuta in presenza di danno grave ai danni della persona.

Sono considerati danni gravi:
a) la condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte;
b) la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo Paese di origine;
c) la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.

Il riconoscimento della protezione sussidiaria consente:
• il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria della durata di 5 anni;
• il rilascio del titolo di viaggio per potersi recare all’estero, quando sussistono fondati ragioni che non consentono al titolare di protezione sussidiaria di chiedere il passaporto alla Rappresentanza diplomatica o consolare del Paese d’origine;
• di ricongiungere la propria famiglia, o effettuare una coesione, in base ai requisiti previsti dalla legge (art.29 bis D.lgs. 286/98), ma senza dimostrare alloggio e reddito, e con facilitazioni per quanto riguarda i documenti attestanti il legame familiare;
• accesso all’occupazione;
• accesso all’istruzione;
• assistenza sanitaria e sociale (invalidità civile, assegno di accompagnamento, assegno di maternità) a parità coi cittadini italiani.

Il titolare di permesso per protezione sussidiaria, può fare richiesta di ricongiungimento familiare per consentire l’ingresso in Italia dei propri familiari, senza dimostrare i requisiti di alloggio e di reddito richiesti per gli altri cittadini stranieri. (art.29 bis D.lgs. 286/98).

I centri di accoglienza
Accoglienza nei CARA (Centri Accoglienza Richiedenti Asilo)
In seguito alla presentazione della domanda di asilo la Questura ha facoltà di decidere in merito all’accoglienza o al trattenimento del richiedente.

L’accoglienza nei CARA è disposta:
– per verificare o determinare la sua nazionalità o identità qualora egli non sia in possesso dei documenti di viaggio o di identità, oppure abbia, al suo arrivo nello Stato, presentato documenti risultati falsi. L’accoglienza è limitata al tempo necessario per compiere gli accertamenti e comunque non può superare i 20 giorni;
– quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo di frontiera o subito dopo. L’accoglienza è disposta per il tempo necessario all’esame della domanda e comunque per un tempo non superiore a 35 giorni;
– quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato in condizioni di soggiorno irregolare. L’accoglienza è disposta per il tempo necessario all’esame della domanda e comunque per un tempo non superiore a 35 giorni.
Nel caso in cui il richiedente sia accolto in un CARA gli sarà rilasciato non il permesso di soggiorno ma un attestato nominativo. Allo scadere del periodo di accoglienza al richiedente è rilasciato un permesso per richiesta asilo della durata di tre mesi.

Trattenimento nei CIE (Centri Identificazione ed Espulsione)

Il richiedente sarà invece trattenuto nei CIE se:
– è destinatario di un provvedimento di espulsione o di respingimento;
– ha commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità;
– ha commesso un crimine grave di diritto comune fuori dei paese ospitante prima di essere ammesse come rifugiati;
– si è reso colpevole di atti contrari agli scopi e ai principi delle Nazioni Unite;
– è stato condannato in Italia per uno dei delitti indicati dall’articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, ovvero per reati inerenti agli stupefacenti, alla libertà sessuale, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’emigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati, o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite.

Nel caso in cui il richiedente sia inviato a un CIE gli sarà rilasciato non il permesso di soggiorno ma un attestato nominativo. La normativa non fa riferimento a limiti per il trattenimento.

Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)
Alle persone che non rientrano nei casi di accoglienza nei CARA o di trattenimento dovrebbe essere garantita l’accoglienza nel Sistema di Protezione. Infatti, il Decreto n. 140 del 30 maggio 2005 obbliga i paesi all’accoglienza dei richiedenti che si siano recati in Questura per la presentazione della domanda entro 8 giorni dall’ingresso. Il richiedente asilo deve fare richiesta di accoglienza al momento della presentazione della domanda, dichiarando di non essere in possesso di mezzi di sostentamento propri.

Per chi abbia diritto all’accoglienza nello SPRAR ma non sia accolto nel sistema di protezione è possibile chiedere un contributo economico dallo Stato, facendo richiesta scritta all’Ufficio Stranieri della Questura che la inoltra alla Prefettura della provincia in cui vive.

Il Rigetto della domanda di protezione internazionale
Riesame
In caso di esito negativo è possibile presentare istanza di riesame. La richiesta si può fare solo nel caso in cui ricorrano elementi nuovi o documenti prima non reperibili.

Sebbene la normativa lo preveda esplicitamente solo per chi sia trattenuto è possibile comunque inviare richiesta di riesame alla Commissione che ha esaminato la domanda, qualora si ritenga che elementi importanti non siano stati esaminati o siano sopraggiunti in seguito. E’ necessario comunque fare ricorso per poter permanere in Italia.

Ricorso
Entro 30 giorni dal provvedimento diniego/revoca/cessazione dello status può essere presentato ricorso presso il Tribunale ordinario. Il Tribunale competente è quello che ha sede nel capoluogo del distretto della Corte d’appello in cui ha sede la Commissione Territoriale. Il ricorso sospende l’espulsione, ma le recenti modifiche normative prevedono numerose eccezioni:

• chi ha avuto il diniego in seguito all’audizione alla quale non si era presentato;
• il richiedente la cui domanda è stata rigettata per manifesta infondatezza;
• chi è stato inviato ai CARA perché irregolarmente presente o ai CIE.

Il ricorrente può chiedere al Tribunale, contestualmente al deposito del ricorso, la sospensione del provvedimento per gravi e fondati motivi.

In seguito al ricorso la legge dispone che sia rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo.

Per i richiedenti trattenuti in CIE o nei CARA i tempi per il ricorso sono fissati in 15 giorni.

Il ricorrente ha diritti, se sussistono i requisiti di reddito, al gratuito patrocinio a spese dello stato. Il reddito può essere autocertificato, senza ricorrere alla documentazione che di norma deve essere richiesta all’ambasciata del paese di origine.

 

Revoca e cessazione dello status di rifugiato/protezione sussidiaria

• La cessazione dello status di rifugiato può essere disposta se lo straniero:
– si sia volontariamente avvalso di nuovo della protezione del Paese di cui ha la cittadinanza;
– avendo perso la cittadinanza, l’abbia volontariamente riacquistata;
– abbia acquistato la cittadinanza italiana ovvero altra cittadinanza e goda della protezione del Paese di cui ha acquistato la cittadinanza;
– si sia volontariamente ristabilito nel Paese che ha lasciato o in cui non ha fatto ritorno per timore di essere perseguitato;
– non possa più rinunciare alla protezione del Paese di cui ha la cittadinanza, perchè sono venute meno le circostanze che hanno determinato il riconoscimento dello status di rifugiato;
– se trattasi di un apolide, sia in grado di tornare nel Paese nel quale aveva la dimora abituale, perchè sono venute meno le circostanze che hanno determinato il riconoscimento dello status di rifugiato.

Negli ultimi due casi, il cambiamento delle circostanze deve avere una natura non temporanea e tale da eliminare il fondato timore di persecuzioni e non devono sussistere gravi motivi umanitari che impediscono il ritorno nel Paese di origine.

• La revoca dello status di rifugiato può essere disposta, su base individuale, qualora, successivamente al riconoscimento dello status di rifugiato, è accertato che:
– sussistono le condizioni per il diniego dello status sulla base dei presupposti o sulla base della pericolosità per la sicurezza dello Stato;
– il riconoscimento dello status di rifugiato è stato determinato, in modo esclusivo, da fatti presentati in modo erroneo o dalla loro omissione, o dal ricorso ad una falsa documentazione dei medesimi fatti.

• La cessazione dello status di protezione sussidiaria può essere disposta se le circostanze che hanno indotto al riconoscimento sono venute meno o sono mutate in misura tale che la protezione non è più necessaria (“le mutate circostanze devono avere natura così significativa e non temporanea che la persona ammessa al beneficio della protezione sussidiaria non sia più esposta al rischio effettivo di danno grave di cui all’articolo 14 e non devono sussistere gravi motivi umanitari che impediscono il ritorno nel Paese di origine”)

• La revoca dello status di protezione sussidiaria può essere disposta se, successivamente al riconoscimento dello status, è accertato che:
– sussistono le cause di esclusione ostative all’accesso alla procedura;
– il riconoscimento dello status di protezione sussidiaria è stato determinato, in modo esclusivo, da fatti presentati in modo erroneo o dalla loro omissione, o dal ricorso ad una falsa documentazione dei medesimi fatti.


CITTADINI UE


1. Cittadini UE: Soggiorno fino a 3 mesi

Il principio di libera circolazione

La libera circolazione dei lavoratori è un principio fondamentale dell’UE, sancito dall’articolo 45 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e ulteriormente precisato dal diritto derivato e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea. I cittadini dell’UE hanno il diritto di:

• cercare lavoro in un altro paese dell’UE
• lavorare in tale paese senza bisogno di un permesso di lavoro
• vivere in questo paese per motivi di lavoro
• restarvi anche quando l’attività professionale è giunta a termine
• godere della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali per quanto riguarda l’accesso al lavoro, le condizioni di lavoro, nonché qualsiasi altro beneficio sociale e fiscale.

 

Il diritto di ingresso

L’art. 5 del Decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 dispone che, ferme le disposizioni relative ai controlli dei documenti di viaggio alla frontiera, il cittadino dell’Unione in possesso di un documento d’identità valido per l’espatrio, secondo la legislazione dello Stato membro ed i suoi familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, ma in possesso di un passaporto valido, sono ammessi nel territorio nazionale.

I familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro sono assoggettati all’obbligo del visto d’ingresso, nei casi in cui è richiesto. Il possesso della carta di soggiorno di cui all’articolo 10 in corso di validità “Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea”), esonera dall’obbligo di munirsi del visto (ed in tal caso non sono apposti timbri di ingresso o di uscita nel passaporto del familiare non avente la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea).

Non può essere disposto il respingimento nei confronti di un cittadino dell’Unione o di un suo familiare, non avente la cittadinanza di uno Stato membro, sprovvisto dei documenti di viaggio o del visto di ingresso, laddove l’interessato, entro ventiquattro ore dalla richiesta fa pervenire i documenti necessari, ovvero dimostra con altra idonea documentazione la qualifica di titolare del diritto di libera circolazione.

 

Diritto di soggiorno fino a tre mesi

Ai sensi dell’art. 6 Decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 i cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo non superiore a 3 mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento d’identità valido per l’espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.

Tale principio si applica anche ai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che accompagnano o raggiungono il cittadino dell’Unione, in possesso di un passaporto in corso di validità.

 

Parità di trattamento

Durante il soggiorno nel paese ospitante, hai diritto allo stesso trattamento previsto per i cittadini nazionali, in particolare per quanto riguarda l’accesso all’occupazione, la retribuzione, le prestazioni volte ad agevolare l’accesso al lavoro, l’iscrizione presso istituti scolastici, ecc.

Anche se soggiorni come turista, non dovresti pagare costi più elevati, per esempio per visitare musei o usufruire dei servizi di trasporto pubblico.

Eccezione: se sei un pensionato, i paesi dell’UE potrebbero rifiutarsi di concedere a te e ai tuoi familiari un sostegno finanziario per i primi 3 mesi di soggiorno.

 

Espulsione

Le autorità del paese ospitante possono decidere, in casi eccezionali, la tua espulsione per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di salute pubblica, ma unicamente se è dimostrato che rappresenti una grave minaccia.

La decisione di espulsione deve esserti comunicata per iscritto, precisando i motivi del provvedimento e indicando le modalità e i termini per presentare ricorso.


2. Cittadini UE: Soggiorno superiore a 3 mesi

L’art. 7 del Decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 dispone che il cittadino dell’Unione ha diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi quando:

a) è lavoratore subordinato o autonomo nello Stato;

b) dispone, per sé stesso e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato durante il periodo di soggiorno, e di un’assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo comunque denominato che copra tutti i rischi nel territorio nazionale;

c) è iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi come attività principale un corso di studi o di formazione professionale e dispone, per sé stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato durante il suo periodo di soggiorno, da attestare attraverso una dichiarazione, o con altra idonea documentazione, e di un’assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo che copra tutti i rischi nel territorio nazionale;

d) è familiare, come definito dall’articolo 2, che accompagna o raggiunge un cittadino dell’Unione che ha diritto di soggiornare ai sensi delle lettere a), b) o c).

 

Conservazione del diritto al soggiorno

Il cittadino dell’Unione, già lavoratore subordinato o autonomo sul territorio nazionale, conserva il diritto al soggiorno di cui al comma 1, lettera a) quando:

a) è temporaneamente inabile al lavoro a seguito di una malattia o di un infortunio;

b) è in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata dopo aver esercitato un’attività lavorativa per oltre un anno nel territorio nazionale ed è iscritto presso il Centro per l’impiego, ovvero ha reso la dichiarazione, di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come sostituito dall’articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, che attesti l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa;

c) è in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata al termine di un contratto di lavoro di durata determinata inferiore ad un anno, ovvero si è trovato in tale stato durante i primi dodici mesi di soggiorno nel territorio nazionale, è iscritto presso il Centro per l’impiego ovvero ha reso la dichiarazione, di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come sostituito dall’articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, che attesti l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa. In tal caso, l’interessato conserva la qualità di lavoratore subordinato per un periodo di un anno;

d) segue un corso di formazione professionale. Salvo il caso di disoccupazione involontaria, la conservazione della qualità di lavoratore subordinato presuppone che esista un collegamento tra l’attività professionale precedentemente svolta e il corso di formazione seguito.

 

Ricorsi avverso il mancato riconoscimento del diritto di soggiorno (Art. 8 d.lgs. n. 150 del 2011)

Avverso il provvedimento di rifiuto e revoca del diritto di soggiorno, è ammesso ricorso al l’autorità giudiziaria ordinaria. Le controversie previste dal presente articolo sono disciplinate dall’articolo 16 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150.

 

Formalità amministrative per i cittadini dell’Unione ed i loro familiari (Art. 9 d.lgs. n. 150 del 2011)

Il cittadino UE che voglia soggiornare per più di tre mesi in Italia (o comunque trascorsi tre mesi dall’ingresso) deve richiedere l’iscrizione all’anagrafe a seguito della quale viene rilasciata immediatamente una attestazione contenente l’indicazione del nome e della dimora del richiedente, nonché la data della richiesta.

Per l’iscrizione anagrafica di cui al comma 2, il cittadino dell’Unione deve produrre la documentazione attestante:

a) l’attività lavorativa, subordinata o autonoma, esercitata se l’iscrizione è richiesta ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera a);
b) la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sé e per i propri familiari (secondo i criteri di cui all’articolo 29, comma 3, lettera b), del T.U. Immigrazione), nonché la titolarità di una assicurazione sanitaria ovvero di altro titolo comunque denominato idoneo a coprire tutti i rischi nel territorio nazionale, se l’iscrizione è richiesta ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera b);
c) l’iscrizione presso un istituto pubblico o privato riconosciuto dalla vigente normativa e la titolarità di un’assicurazione sanitaria ovvero di altro titolo comunque denominato idoneo a coprire tutti i rischi, nonché la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sé e per i propri familiari, secondo i criteri di cui all’articolo 29, comma 3, lettera b), del citato T.U., se l’iscrizione è richiesta ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera c).

Ai fini della verifica della sussistenza del requisito della disponibilità delle risorse economiche sufficienti al soggiorno, di cui al comma 3, lettere b) e c), deve, in ogni caso, essere valutata la situazione complessiva personale dell’interessato.

 

I familiari

Il diritto di soggiorno di cui al è esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro quando accompagnano o raggiungono nel territorio nazionale il cittadino dell’Unione, purché questi risponda alle condizioni di cui al comma 1, lettere a), b) o c).

Ai fini dell’iscrizione anagrafica, i familiari del cittadino dell’Unione europea che non hanno un autonomo diritto di soggiorno devono presentare (DPR 28 dicembre 2000 n. 445):

a) un documento di identità o il passaporto in corso di validità;
b) un documento rilasciato dall’autorità competente del Paese di origine o provenienza che attesti la qualità di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico ovvero di membro del nucleo familiare ovvero familiare affetto da gravi problemi di salute, che richiedono l’assistenza personale del cittadino dell’Unione, titolare di un autonomo diritto di soggiorno;
c) l’attestato della richiesta d’iscrizione anagrafica del familiare cittadino dell’Unione;
c-bis) nei casi di cui all’articolo 3, comma 2, lettera b), documentazione ufficiale attestante l’esistenza di una stabile relazione con il cittadino dell’Unione.

Le richieste di iscrizioni anagrafiche dei familiari del cittadino dell’Unione che non abbiano la cittadinanza di uno Stato membro sono trasmesse, a cura delle amministrazioni comunali, alla questura competente per territorio.

La Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea (Art. 10 d.lgs. n. 150 del 2011)

I familiari del cittadino dell’Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, trascorsi tre mesi dall’ingresso nel territorio nazionale, richiedono alla questura competente per territorio di residenza la “Carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione”, redatta su modello conforme a quello stabilito con Decreto del Ministro dell’interno.

Al momento della richiesta di rilascio della carta di soggiorno, al familiare del cittadino dell’Unione è rilasciata una ricevuta.

Per il rilascio della carta di soggiorno, è richiesta la presentazione:

a) del passaporto, o documento equivalente, in corso di validità;
b) di un documento rilasciato dall’autorità competente del Paese di origine o provenienza che attesti la qualità di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico ovvero di membro del nucleo familiare ovvero del familiare affetto da gravi problemi di salute, che richiedono l’assistenza personale del cittadino dell’Unione, titolare di un autonomo diritto di soggiorno;
c) dell’attestato della richiesta d’iscrizione anagrafica del familiare cittadino dell’Unione;
d) della fotografia dell’interessato, in formato tessera, in quattro esemplari;
d-bis) nei casi di cui all’articolo 3, comma 2, lettera b), di documentazione ufficiale attestante l’esistenza di una stabile relazione con il cittadino dell’Unione.

La carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione ha una validità di cinque anni dalla data del rilascio.

Essa mantiene la propria validità anche in caso di:
• assenze temporanee del titolare non superiori a sei mesi l’anno;
• assenze di durata superiore per l’assolvimento di obblighi militari;
• assenze fino a dodici mesi consecutivi per rilevanti motivi, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro Stato;
è onere dell’interessato esibire la documentazione atta a dimostrare i fatti che consentono la perduranza di validità.

Il rilascio della carta di soggiorno è gratuito, salvo il rimborso del costo degli stampati e del materiale usato per il documento.

• Il decesso del cittadino dell’Unione o la sua partenza dal territorio nazionale non incidono sul diritto di soggiorno dei suoi familiari aventi la cittadinanza di uno Stato membro, a condizione che:

1. abbiano soggiornato nel territorio nazionale per almeno un anno prima del decesso del cittadino;

2. abbiano acquisito il diritto di soggiorno permanente (di cui all’articolo 14) o dimostrino di esercitare un’attività lavorativa subordinata od autonoma o di disporre per sé e per i familiari di risorse sufficienti affinché non divengano un onere per il sistema di assistenza sociale dello Stato durante il loro soggiorno, nonché di una assicurazione sanitaria che copra tutti i rischi nello Stato, ovvero di fare parte del nucleo familiare, già costituito nello Stato, di una persona che soddisfa tali condizioni.

Quando non sussiste il requisito del soggiorno nel territorio nazionale per almeno un anno si applica l’articolo 30, comma 5, del T.U. Immigrazione (“in caso di morte del familiare in possesso dei requisiti per il ricongiungimento e in caso di separazione legale o di scioglimento del matrimonio o, per il figlio che non possa ottenere la carta di soggiorno, al compimento del diciottesimo anno di età, il permesso di soggiorno può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per studio, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività di lavoro”).

La partenza del cittadino dell’Unione dal territorio nazionale o il suo decesso non comportano la perdita del diritto di soggiorno dei figli o del genitore che ne ha l’affidamento, indipendentemente dal requisito della cittadinanza, se essi risiedono nello Stato e sono iscritti in un istituto scolastico per seguirvi gli studi, e fino al termine degli studi stessi.

 

 

Mantenimento del diritto di soggiorno dei familiari in caso di divorzio e di annullamento del matrimonio

Il divorzio e l’’annullamento del matrimonio dei cittadini dell’Unione:

• non incidono sul diritto di soggiorno dei loro familiari aventi la cittadinanza di uno Stato membro, a condizione che essi abbiano acquisito il diritto di soggiorno permanente di cui all’articolo 14 o soddisfino personalmente le condizioni previste all’articolo 7, comma 1;

• non comportano la perdita del diritto di soggiorno dei familiari del cittadino dell’Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro a condizione che essi abbiano acquisito il diritto al soggiorno permanente di cui all’articolo 14 o che si verifichi una delle seguenti condizioni:

a) il matrimonio è durato almeno tre anni, di cui almeno un anno nel territorio nazionale, prima dell’inizio del procedimento di divorzio o annullamento;
b) il coniuge non avente la cittadinanza di uno Stato membro ha ottenuto l’affidamento dei figli del cittadino dell’Unione in base ad accordo tra i coniugi, o a decisione giudiziaria;
c) l’interessato risulti parte offesa in procedimento penale, in corso o definito con sentenza di condanna, per reati contro la persona commessi nell’ambito familiare;
d) il coniuge non avente la cittadinanza di uno Stato membro beneficia, in base ad un accordo tra i coniugi o a decisione giudiziaria, di un diritto di visita al figlio minore, a condizione che l’organo giurisdizionale ha ritenuto che le visite devono obbligatoriamente essere effettuate nel territorio nazionale, e fino a quando sono considerate necessarie.

Quando non si verifichi alcuna delle condizioni di cui alle lettere a), b), c) e d), si applica l’articolo 30, comma 5 T.U. Immigrazione (“in caso di morte del familiare in possesso dei requisiti per il ricongiungimento e in caso di separazione legale o di scioglimento del matrimonio o, per il figlio che non possa ottenere la carta di soggiorno, al compimento del diciottesimo anno di età, il permesso di soggiorno può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per studio, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività di lavoro”).

Salvo che gli interessati abbiano acquisito il diritto di soggiorno permanente, il loro diritto di soggiorno è comunque subordinato al requisito che essi dimostrino di esercitare un’attività lavorativa subordinata o autonoma, o di disporre per sé e per i familiari di risorse sufficienti affinché non divengano un onere per il sistema di assistenza sociale dello Stato durante il soggiorno, nonché di una assicurazione sanitaria che copra tutti i rischi nello Stato, ovvero di fare parte del nucleo familiare, già costituito nello Stato, di una persona che soddisfa tali condizioni. Le risorse sufficienti sono quelle indicate all’articolo 9, comma 3.

 

Mantenimento del diritto di soggiorno (Art. 13)

I cittadini dell’Unione e i loro familiari beneficiano del diritto di soggiorno di cui agli articoli 7, 11 e 12 finché soddisfano le condizioni fissate negli stessi articoli. La verifica della sussistenza di tali condizioni non può essere effettuata se non in presenza di ragionevoli dubbi in ordine alla persistenza delle condizioni medesime.

Ferme le disposizioni concernenti l’allontanamento per motivi di ordine e sicurezza pubblica, un provvedimento di allontanamento non può essere adottato nei confronti di cittadini dell’Unione o dei loro familiari qualora:

a) i cittadini dell’Unione siano lavoratori subordinati o autonomi:
b) i cittadini dell’Unione siano entrati nel territorio dello Stato per cercare un posto di lavoro. In tal caso i cittadini dell’Unione e i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando i cittadini dell’Unione possono dimostrare di essere iscritti nel centro per l’impiego da non più di sei mesi, ovvero di aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento dell’attività lavorativa, (di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181) e di non essere stati esclusi dallo stato di disoccupazione.

 

Diritto di soggiorno permanente (Art. 14)

Il cittadino dell’Unione (ed il suo familiare) che ha soggiornato legalmente ed in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale ha diritto al soggiorno permanente non subordinato alle condizioni previste dagli articoli 7, 11, 12 e 13.

La continuità del soggiorno non è pregiudicato da assenze che non superino complessivamente sei mesi l’anno, nonché da assenze di durata superiore per l’assolvimento di obblighi militari ovvero di assenze fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro Stato membro o in un paese terzo.

Il diritto di soggiorno permanente si perde in ogni caso a seguito di assenze dal territorio nazionale di durata superiore a due anni consecutivi.

Ai sensi dell’art. 15 ha diritto di soggiorno permanente nello Stato prima della maturazione di un periodo continuativo di cinque anni di soggiorno:

a) il lavoratore subordinato o autonomo il quale, nel momento in cui cessa l’attività, ha raggiunto l’età prevista ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione di vecchiaia, o il lavoratore subordinato che cessa di svolgere un’attività subordinata a seguito di pensionamento anticipato, a condizione che abbia svolto nel territorio dello Stato la propria attività almeno negli ultimi dodici mesi e vi abbia soggiornato in via continuativa per oltre tre anni. Ove il lavoratore appartenga ad una categoria per la quale la legge non riconosce il diritto alla pensione di vecchiaia, la condizione relativa all’età è considerata soddisfatta quando l’interessato ha raggiunto l’età di 60 anni;

b) il lavoratore subordinato o autonomo che ha soggiornato in modo continuativo nello Stato per oltre due anni e cessa di esercitare l’attività professionale a causa di una sopravvenuta incapacità lavorativa permanente. Ove tale incapacità sia stata causata da un infortunio sul lavoro o da una malattia professionale che dà all’interessato diritto ad una prestazione interamente o parzialmente a carico di un’istituzione dello Stato, non si applica alcuna condizione relativa alla durata del soggiorno;

c) il lavoratore subordinato o autonomo che, dopo tre anni d’attività e di soggiorno continuativi nello Stato, eserciti un’attività subordinata o autonoma in un altro Stato membro, pur continuando a risiedere nel territorio dello Stato, permanendo le condizioni previste per l’iscrizione anagrafica.

Specificazioni:

– I periodi di iscrizione alle liste di mobilità o di disoccupazione involontaria, così come definiti dal decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, o i periodi di sospensione dell’attività indipendenti dalla volontà dell’interessato e l’assenza dal lavoro o la cessazione dell’attività per motivi di malattia o infortunio sono considerati periodi di occupazione.

– La sussistenza delle condizioni relative alla durata del soggiorno e dell’attività di cui al comma 1, lettera a) e lettera b) non sono necessarie se il coniuge è cittadino italiano, ovvero ha perso la cittadinanza italiana a seguito del matrimonio con il lavoratore dipendente o autonomo.

– I familiari, qualunque sia la loro cittadinanza, del lavoratore subordinato o autonomo, che soggiornano con quest’ultimo nel territorio dello Stato, godono del diritto di soggiorno permanente se il lavoratore stesso ha acquisito il diritto di soggiorno permanente in forza dell’art.15.

– Se il lavoratore subordinato o autonomo decede mentre era in attività senza aver ancora acquisito il diritto di soggiorno ex art. 15, i familiari che hanno soggiornato con il lavoratore nel territorio acquisiscono il diritto di soggiorno permanente, qualora si verifichi una delle seguenti condizioni:
a) il lavoratore subordinato o autonomo, alla data del suo decesso, abbia soggiornato in via continuativa nel territorio nazionale per due anni;
b) il decesso sia avvenuto in seguito ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale;
c) il coniuge superstite abbia perso la cittadinanza italiana a seguito del matrimonio con il lavoratore dipendente o autonomo.

 

Attestazione di soggiorno permanente per i cittadini dell’Unione europea (Art. 16-17)

A richiesta dell’interessato, il Comune di residenza rilascia al cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea un attestato che certifichi la sua condizione di titolare del diritto di soggiorno permanente. L’attestato è rilasciato entro trenta giorni dalla richiesta corredata dalla documentazione atta a provare le condizioni, rispettivamente previsti dagli artt. 14 e 15.

Ai familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea, che abbiano maturato il diritto di soggiorno permanente, la Questura rilascia una “Carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei”.

La richiesta di Carta di soggiorno permanente è presentata alla Questura competente per territorio di residenza prima dello scadere del periodo di validità della Carta di soggiorno di cui all’articolo 10 ed è rilasciata entro 90 giorni, su modello conforme a quello stabilito con Decreto del Ministro dell’interno.

Il rilascio dell’attestazione è gratuito, salvo il rimborso del costo degli stampati o del materiale utilizzato.

Le interruzioni di soggiorno che non superino, ogni volta, i due anni consecutivi, non incidono sulla validità della carta di soggiorno permanente.


ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA


La normativa di riferimento è la Legge 5 febbraio 1992, n. 91 (Pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 38 del 15 febbraio 1992).

La cittadinanza può essere acquisita automaticamente in tre casi:

• per nascita. Se si è figli di almeno un cittadino italiano;

• per nascita. Se si nasce in territorio italiano da genitori ignoti, o apolidi, o stranieri appartenenti a Stati la cui legislazione non preveda la trasmissione della cittadinanza dei genitori al figlio nato all’estero;

• riconoscimento o dichiarazione giudiziale di filiazione. Per riconoscimento di paternità o maternità o a seguito di dichiarazione giudiziaria di filiazione durante la minore età del soggetto;

• per adozione. Diviene cittadino italiano il minore straniero adottato da un cittadino italiano.

Può invece essere acquisita in seguito ad apposita richiesta:

per acquisto volontario. Se discendenti da cittadino italiano per nascita, fino al secondo grado, che abbia perso la cittadinanza, in presenza di determinati requisiti (svolgendo servizio militare nelle forze armate e dichiarando preventivamente di voler acquistare la cittadinanza italiana; oppure assumendo pubblico impiego alle dipendenze dello Stato, anche all’estero, e dichiarando di voler acquistare la cittadinanza italiana; oppure risiedendo legalmente in Italia due anni al raggiungimento della maggiore età e dichiarando, entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana);

per matrimonio. Dopo due anni di convivenza e residenza legale in Italia successivi al matrimonio diminuiti ad un anno in presenza di figli nati o adottati dai coniugi (tre per i residenti all’estero e ridotti alla metà in presenza di figli). Se uno dei due coniugi ha acquistato la cittadinanza italiana per naturalizzazione dopo il matrimonio, il calcolo dei termini ha inizio dalla data di acquisizione della cittadinanza italiana del coniuge e non dalla data del matrimonio;

per naturalizzazione (residenza). Se si risiede legalmente in Italia da 10 anni;

se nato in territorio italiano da genitori stranieri. Risiedendo legalmente ed ininterrottamente dalla nascita fino al raggiungimento della maggiore età. La dichiarazione di volontà è resa all’ufficiale di stato civile.
La cittadinanza può essere concessa con Decreto del Presidente della Repubblica anche nel caso in cui lo straniero abbia reso eminenti servizi all’Italia, o nel caso in cui intercorra un eccezionale interesse dello Stato.

N.B.
Nel caso di richiesta della cittadinanza per 10 anni di residenza la concessione della cittadinanza non è un diritto ma una concessione e non è determinata dalla valutazione dell’interesse dello straniero, bensì dalla valutazione dell’interesse per lo Stato. L’amministrazione ha potere pienamente discrezionale nella concessione della cittadinanza.

Diverso il caso di chi chiede la cittadinanza italiana per matrimonio con cittadino italiano. In questo caso si tratta di un vero e proprio diritto soggettivo, condizionato unicamente dalla eventuale esistenza di circostanze che permettono di affermare la pericolosità per la sicurezza dello stato o per l’ordine pubblico della persona richiedente.

 

Doppia cittadinanza

La legge sulla cittadinanza italiana ammette il possesso di una doppia e persino tripla cittadinanza, in base al principio generale del diritto internazionale denominato “principio di rispetto della sovranità degli Stati”.

 

Permesso per attesa cittadinanza

I cittadini di origine italiana in possesso di un permesso di soggiorno per attesa cittadinanza non possono svolgere attività lavorativa.

 

Cittadinanza per residenza

Procedimento per l’acquisto della cittadinanza italiana (DPR 18 aprile 1994, n. 362)

L’istanza per l’acquisto o la concessione della cittadinanza italiana, di cui all’articolo 7 ed all’articolo 9 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, si presenta al prefetto competente per territorio in relazione alla residenza dell’istante, ovvero, qualora ne ricorrano i presupposti, all’autorità consolare.

Nell’istanza devono essere indicati i presupposti in base ai quali l’interessato ritiene di aver titolo all’acquisto o alla concessione della cittadinanza.

L’istanza dev’essere corredata della seguente documentazione, in forma autentica:
a) estratto dell’atto di nascita, o equivalente;
b) stato di famiglia;
c) documentazione relativa alla cittadinanza dei genitori, limitatamente all’ipotesi in cui trattisi di elemento rilevante per l’acquisto della cittadinanza;
d) certificazioni dello Stato estero, o degli Stati esteri, di origine e di residenza, relative ai precedenti penali ed ai carichi penali pendenti;
e) certificato penale dell’autorità giudiziaria italiana;
f) certificato di residenza;
g) copia dell’atto di matrimonio o estratto per riassunto del registro dei matrimoni, limitatamente all’ipotesi di acquisto della cittadinanza per matrimonio.

L’autorità che ha ricevuto l’istanza di cui all’articolo 1 ne trasmette in ogni caso immediatamente copia al Ministero dell’interno, ed entro trenta giorni dalla presentazione inoltra al Ministero stesso la relativa documentazione con le proprie osservazioni.

Nel caso di incompletezza o irregolarità della domanda o della relativa documentazione, entro trenta giorni l’autorità invita il richiedente ad integrarla e regolarizzarla, dando le opportune indicazioni ed i termini del procedimento restano interrotti fino all’adempimento.

Il termine per la definizione dei procedimenti di cui al presente regolamento è di 730 giorni dalla data di presentazione della domanda.

Domanda on line
Dal 18 maggio 2015 è resa operativa la nuova modalità informatica che prevede l’invio on line dell’istanza di cittadinanza (prevista come obbligatoria dal D.L. del 21 giugno 2013, n. 69 in vigore dal 21 agosto 2013).

Il richiedente compilerà la domanda, utilizzando le credenziali d’accesso ricevute a seguito di registrazione sul portale dedicato al seguente indirizzo https://cittadinanza.dlci.interno.it, e la trasmetterà in formato elettronico, insieme ad un documento di riconoscimento, agli atti formati dalle autorità del Paese di origine (atto di nascita e certificato penale) e alla ricevuta del pagamento del contributo di euro 200,00 previsto dalla legge n. 94/2009.

Per informazioni generali relative alla modalità di inoltro della domanda ed ai documenti da allegare alla stessa, consultare la relativa pagina del sito del Ministero dell’Interno.

Per accedere direttamente al Servizio di inoltro telematico fornito dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, per la compilazione e l’invio della domanda di cittadinanza, collegarsi invece alla questa pagina.

Documentazione da allegare alla domanda:

• Estratto dell’atto di nascita, completo di tutte le generalità (esclusa l’ipotesi di nascita in Italia) Questo documento non scade (per le donne che a seguito di matrimonio hanno acquisito il cognome del coniuge, è necessario che il certificato di nascita contenga sia il cognome da nubile che quello da sposata: altrimenti, è necessario allegare anche il certificato di matrimonio) tradotto e legalizzato dalla Rappresentanza diplomatica o consolare del Paese di origine (o apostillato per i Paesi che hanno aderito alla Convenzione dell’Aja)

• Ricevuta di versamento del contributo di € 200,00, presso Poste Italiane al conto corrente numero 809020 intestato a “Ministero dell’Interno DLCI – cittadinanza”

• Certificato penale del Paese di origine (e degli eventuali Paesi terzi di residenza). Questo certificato scade dopo sei mesi dalla data della legalizzazione – NON necessario se il richiedente era già legalmente residente in Italia prima del compimento dei 14 anni) tradotto e legalizzato dalla Rappresentanza diplomatica o consolare del Paese di origine, o di stabile residenza (o apostillato per i Paesi che hanno aderito alla Convenzione dell’Aja)

• Titolo di soggiorno, certificato di riconoscimento dello status di rifugiato o apolide, eventuale attestato di iscrizione anagrafica per i cittadini comunitari;

Possono, inoltre, essere autocertificati:

• Stato di famiglia attestante la composizione del nucleo familiare;

• Certificato di residenza di tutti i comuni nei quali la persona è stata residente, per il periodo previsto dalla legge. E’ necessario conoscere la data precisa (giorno, mese e anno) di iscrizione e di eventuale trasferimento ad altro comune, bisogna richiederla agli uffici anagrafe dei Comuni in cui il cittadino straniero ha vissuto negli ultimi 10/5/ 4/2-1 anni (per gli extracomunitari 10 anni; per i comunitari 4 anni; per apolidi o rifugiati politici 5 anni; per i maggiorenni adottati da cittadini italiani dopo 5 anni successivi all’adozione;
Se il cittadino straniero ha cambiato indirizzo all’interno dello stesso Comune vanno indicate solo le date di trasferimento dal vecchio al nuovo indirizzo.

• Redditi percepiti negli ultimi tre anni e regolarmente dichiarati ai fini fiscali (CUD, UNICO, 730). I redditi possono essere riferiti all’intero nucleo familiare, non al solo richiedente e verranno riverificati al momento di perfezionamento dell’iter. Se, infatti, il reddito non fosse sufficiente al momento della richiesta ma lo fosse intercorsi i tre anni circa di durata della procedura, sarà preso in considerazione il reddito attuale.
• marca da bollo da 16.00 euro

Ulteriore ed eventuale documentazione:

• Certificato di cittadinanza italiana del genitore o dell’ascendente in linea retta fino al II°grado;

• Sentenza di adozione rilasciata dal Tribunale

• Documentazione relativa alla prestazione del servizio, anche all’estero, alle dipendenze dello Stato

• Certificato di riconoscimento dello status di apolide o dello status di rifugiato

 

La procedura

La Prefettura provvede all’istruttoria della domanda inviandola al Ministero dell’Interno, previo rapporto informativo della Questura. Il Ministero procede a richiedere il parere del Consiglio di Stato. Ove questo parere sia favorevole il Ministero provvede ad emanare il decreto di concessione che deve essere firmato dal Presidente della Repubblica. Il decreto viene trasmesso alla Prefettura che provvede a consegnarlo all’interessato tramite il Comune di residenza. Il cittadino straniero al quale è stata concessa la cittadinanza ha 6 mesi di tempo dalla notifica del decreto per prestare giuramento presso il Comune di residenza.

 

La cittadinanza per matrimonio

Il coniuge straniero/a di cittadino/a italiano/a può acquisire la cittadinanza italiana se convive e risiede in Italia da almeno due anni successivi al matrimonio (tre anni se residente all’estero). I tempi si riducono della metà in presenza di figli, anche adottivi.

Il vincolo matrimoniale deve essere esistente al momento del riconoscimento della cittadinanza, pena il rigetto della domanda.

Possono avanzare la richiesta di cittadinanza, non solo il coniuge dello straniero naturalizzato prima della data del matrimonio, ma anche il coniuge di chi abbia acquistato la cittadinanza successivamente a tale data. In questo caso i due anni si dovranno conteggiare dal momento in cui il coniuge è divenuto cittadino italiano.

Il coniuge di cittadino italiano che si sia trasferito in Italia dopo 3 anni di residenza all’estero non dovrà attendere ulteriori due anni ma potrà richiedere la cittadinanza italiana in virtù del requisito di residenza già precedentemente maturato (i tre anni di residenza all’estero).

Documentazione

• Estratto dell’atto di nascita, tradotto e legalizzato, completo di tutte le generalità (esclusa l’ipotesi di nascita in Italia)

• Certificato penale del Paese di origine (e degli ulteriori Paesi di residenza), debitamente tradotto e legalizzato

• Titolo di soggiorno

• Ricevuta di versamento del contributo di € 200,00, presso Poste Italiane al conto corrente numero 809020 intestato a “Ministero dell’Interno DLCI – cittadinanza”

• Eventuale certificato di riconoscimento dello status di rifugiato o dello status di apolide

• Copia atto integrale di matrimonio rilasciato dal comune italiano presso cui è stato trascritto

Potranno essere autocertificati:

• Certificato storico di residenza, attestante la residenza legale da almeno due anni in Italia dopo il matrimonio o tre anni se residente all’estero (la metà in presenza di figli anche adottati)

• Data del primo ingresso in Italia

• Data di naturalizzazione del coniuge se non è cittadino italiano dalla nascita (importante perché da tale data si calcolano i 2 anni, necessari per poter presentare istanza, ridotti ad 1 in presenza di figli)

• Stato di famiglia attestante l’eventuale presenza di figli nati o adottati dai coniugi

 

La cittadinanza per i nati in Italia al compimento del 18° anno di età

I cittadini stranieri nati in Italia che vi abbiano ininterrottamente risieduto legalmente fino ai 18 anni (art. 4, comma 2), divengono cittadini italiani se dichiarano di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data.

Eventuali brevi interruzioni dell’iscrizione anagrafica non possono comportare il rigetto della domanda (dovrà comunque essere dimostrata la presenza sul territorio dello stato – certificati medici, o altra documentazione, Circolare Ministero dell’Interno n.22/07 del 7 novembre 2007)

La domanda
La domanda deve essere presentata all’ Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza.

Documenti necessari:
• Documento di identità in corso di validità
• Titolo di soggiorno, in caso di periodi di interruzione nel titolo di soggiorno, il/la richiedente potrà presentare documentazione che attesti comunque la presenza in Italia (es. certificazione scolastica, medica e altro)
• Copia integrale dell’atto di nascita del richiedente
• Certificato storico di residenza, in caso di iscrizione anagrafica tardiva del minore presso un Comune italiano occorre presentare una documentazione che dimostri la permanenza del minore in Italia nel periodo antecedente la regolarizzazione anagrafica (es. attestati di vaccinazione, certificati medici)
• Ricevuta di versamento del contributo di € 200,00, presso Poste Italiane al conto corrente numero 809020 intestato a “Ministero dell’Interno DLCI – cittadinanza”

I figli minori, anche se non conviventi (ma su cui ancora il genitore esercita la potestà) di chi acquista a qualsiasi titolo la cittadinanza italiana divengono cittadini italiani.

 

Cittadinanza Jure Sanguinis

Per i soggetti che abbiano origini italiane e siano figli/e di madre o padre italiani è sufficiente che solo uno dei due genitori sia cittadino italiano al momento della nascita del figlio, perché lo stesso acquisti automaticamente per legge la cittadinanza italiana.

Soggetto nato all’estero
Può tuttavia accadere che anche nel caso appena evidenziato, di soggetti nati da un genitore italiano, non sia stata effettuata la verifica relativa al possesso della cittadinanza italiana. Ciò è dovuto alla circostanza che la persona sia nata all’estero, i genitori non abbiano chiesto la trascrizione della nascita nei registri dello stato civile in Italia e, quindi, la stessa risulta ancora straniera.

In questo caso il procedimento da effettuarsi è solo di accertamento dell’esistenza delle circostanze che comportano fin dalla nascita il possesso della cittadinanza italiana.

Il procedimento per l’accertamento della cittadinanza italiana può essere promosso:
• presso l’ambasciata italiana se il soggetto si trova all’estero;
• presso il comune di residenza se il soggetto abita già in Italia.

Si tratta di un provvedimento attraverso cui si accerta con efficacia retroattiva il possesso della cittadinanza italiana considerato che, come precisato, in tali casi, le persone sono già cittadini italiani in base alla legge con conseguenti diritti e prerogative degli stessi fin dalla nascita.

Per dimostrare tutto questo è necessario, contattare l’ultimo comune di residenza in Italia del genitore/i italiano, ovvero, i distretti militari o le parrocchie. La documentazione raccolta servirà a dimostrare che tra la persona che fa richiesta e i cittadini italiani in questione sussiste un rapporto di parentela (madre – padre – figlio).

E’ necessario poi dimostrare la cittadinanza italiana del genitore/i al momento della nascita.

Se l’accertamento può essere fatto solo in Italia, il Ministero ha disposto che, “si debba procedere all’iscrizione nei registri anagrafici dei discendenti dei cittadini italiani per nascita in possesso di un valido permesso di soggiorno, indipendentemente dalla durata dello stesso o dal titolo per il quale viene concesso”.

E’ possibile quindi, anche con il solo possesso di un visto turistico, l’iscrizione temporanea ai registri d’anagrafe e l’inoltro della domanda di accertamento dall’Italia.

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