TESTAMENTO: LA LEGITTIMA

TESTAMENTO: LA LEGITTIMA

Testamento: andare contro la legittima

È notizia di questi giorni la pubblicazione del testamento di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga recentemente scomparso. Il testo, reso pubblico, delinea le volontà ed i desiderata del grande imprenditore italiano e, per quanto concerne l’attivo ereditario (cd. relictum) i beneficiari, familiari e non. E difatti tra i beneficiari trovano spazio oltre ai familiari, la segretaria personale e, per alcune opere d’arte, musei e pinacoteche.

Molti sapranno che l’imprenditore brianzolo aveva in corso da anni un aspro contenzioso con i figli di primo letto Violetta e Giuseppe giunto sino al giudizio della Corte di Cassazione.

Ed è proprio in ordine a questi aspetti che la lettura del testamento diventa interessante; la volontà del de cuius contro ciò che la legge impone (comunque ed anche contro la volontà del testatore) di riservare a determinate categorie di eredi.

Stiamo parlando dell’istituto della legittima, ovvero di quella norma (articolo 536 Codice Civile) che dispone, a favore di determinate persone, “una quota di eredità o altri diritti nella successione”.

Questa norma dispone una tutela a favore di tre categorie di soggetti:

  • il coniuge
  • i figli (ed i loro discendenti in mancanza dei figli)
  • gli ascendenti

e di converso un forte limite all’autonomia ed alla volontà del disponente.

In altre parole in presenza di queste categorie di soggetti (cd. legittimari) il testatore può disporre liberamente e secondo la sua volontà solo di una parte del suo patrimonio perché una parte è riservata comunque e per legge a queste categorie di soggetti protetti.

Vediamo quali sono in concreto le quote che la legge riserva agli eredi legittimi nelle varie situazioni che si possono presentare:

  1. esistono soltanto i figli: se chi muore lascia soltanto un figlio, legittimo o naturale, a questi spetta la metà del patrimonio del defunto; se lascia più di un figlio, a loro spettano due terzi da dividere in parti uguali. In questi casi la quota disponibile è rispettivamente di ½ (un figlio) o di 1/3 (più figli).
  2. esiste soltanto il coniuge: se chi muore lascia soltanto il coniuge a questi spetta la metà del patrimonio del defunto (oltre il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni). In questo caso la quota disponibile è 1/2.
  3. Esistono il coniuge ed un figlio: se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio (legittimo o naturale), a questi spettano un terzo ciascuno del patrimonio del defunto. In questo caso la quota disponibile è 1/3.
  4. Esistono il coniuge e più di un figlio: se chi muore lascia, oltre al coniuge, più di un figlio (legittimo o naturale), a questi ultimi spetta la metà del patrimonio del defunto ed al coniuge la quota di ¼. In questo caso la quota disponibile è 1/4.
  5. Esistono soltanto gli ascendenti: se chi muore non lascia figli ma soltanto ascendenti legittimi (cioè genitori o in mancanza nonni oppure bisnonni), a favore di questi è riservato 1/3 del patrimonio del defunto. In questo caso la quota disponibile è 2/3.

Un caso particolare che talvolta ingenera confusione è quello dei diritti del coniuge separato; a questi infatti (a differenza di ciò che si può credere) la legge attribuisce gli stessi diritti del coniuge non separato. Pertanto per escludere il coniuge separato dai diritti di legittima che la legge gli riserva occorre che intervengo il divorzio.

Da ultimo analizziamo come si calcola l’attivo ereditario sul quale si innescano le tutele di legge sin qui esaminate.

La massa ereditaria sulla quale calcolare le quote di legittima è formata:

  • da tutti i beni appartenenti al defunto alla data di apertura della successione (relictum);
  • meno i debiti ereditari (siano essi preesistenti alla data della morte siano essi derivanti dalla morte stessa come ad esempio le spese funerarie);
  • più le donazioni compiute in vita da de cuius (donatum) e ciò indipendentemente dal soggetto beneficiario. in questo caso la valorizzazione deve essere fatta con riferimento al valore alla data di apertura della successione.

Fatta questa operazione matematica ovvero: relictum-debiti+donatum abbiamo l’esatta quota di patrimonio sulla quale calcolare le quote di legittima e di disponibile.

Un’ultima precisazione, nel cd. relictum non rientrano beni e diritti che sorgono autonomamente a seguito del decesso ma che non trovano la loro origine nella successione (ad esempio il diritto che si acquisisce quale beneficiario di una polizza assicurativa è un diritto iure proprio e non per successione e pertanto non rientra nell’attivo ereditario.

Da qui due riflessioni.

La prima è che delineato questo scenario normativo è ben comprensibile il fine lavoro di cesello che Bernardo Caprotti ed i suoi consulenti devono avere fatto per fare coincidere le volontà dell’imprenditore con i limiti ed i vincoli sin qui visti che la legge comunque impone.

La seconda considerazione di carattere più squisitamente pratico è che la pianificazione in vita dell’allocazione dei propri asset è attività che trova forti limiti e vincoli normativi, tanto è possibile fare ma improvvisare può costare caro e soprattutto invalidare le volontà (che a mio modesto avviso sono fondamentali) di chi lascia i propri beni.

In un prossimo intervento analizzeremo quali sono le azioni a tutela dei soggetti cd. legittimari in caso di violazione delle norme sin qui esaminate.

Paolo Omar Annaccarato


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