Macchi

SPUNTI DI RIFLESSIONE IN TEMA DI WELFARE

Riflessioni Welfare G11

Stralci Tratti dal Rapporto Annuale 2016 Istat

Ogni anno il Rapporto dell’Istat offre al Parlamento e ai cittadini una riflessione documentata sulla situazione del Paese, descrivendone le diverse realtà, e individuando rischi e opportunità per il futuro……

… I sistemi di welfare europei sono sottoposti già dal finire degli anni Settanta, e ancor più dai primi anni Novanta, a forti stress che derivano dalle profonde trasformazioni del mercato del lavoro, dalla globalizzazione dell’economia e dei mercati finanziari, dalla mutata struttura della popolazione, da esigenze di contenimento della spesa pubblica. Non tutti hanno mostrato lo stesso grado di resilienza nel fronteggiare le sfide legate ai nuovi rischi sociali, contraddistinti da un più elevato livello di incertezza e da mutati contesti di vita familiare e lavorativa…

… I sistemi di welfare dei diversi paesi hanno reagito con modalità differenti allo shock della crisi. Regno Unito e Svezia sono intervenuti con un’azione di contenimento della spesa sociale mentre Danimarca, Germania e Paesi Bassi l’hanno aumentata nel 2008 e, soprattutto, nel 2009. In Italia la spesa sociale ha continuato a crescere, spinta dalla componente per pensioni, ma più lentamente che in passato.

… La spesa sanitaria pubblica è passata da circa 75 miliardi nel 2001 a 111 nel 2014, a sintesi di una crescita media annua del 5,5 per cento nel periodo 2001-2008 e di una sostanziale stabilità nel 2009-2014. La spesa ospedaliera è cresciuta dal 2001 al 2008 a un ritmo superiore a quello della spesa sanitaria pubblica totale (+5,7 per cento), per poi diminuire dal 2009 al 2014 di quasi l’1 per cento l’anno. Il numero di ricoveri ospedalieri tra il 2001 e il 2008 è sceso a un tasso medio annuo prossimo all’1 per cento; tra il 2009 e il 2014 è diminuito a un ritmo all’incirca del 4 per cento. La continua diminuzione dei ricoveri, e in particolare della cosiddetta componente “per acuti” non si è tradotta in una proporzionale riduzione della spesa ospedaliera, a conferma della difficoltà che incontra il sistema a fronteggiare i problemi legati ai vincoli di finanza pubblica…

… Le dinamiche del settore ospedaliero per genere classe di età e patologia La spesa sanitaria pubblica è passata da circa 75 miliardi del 2001 a 111 del 2014, andamento frutto di una crescita media annua del 5,5% nel periodo 2001-2008 e di una sostanziale stabilità nel 2009-2014. La funzione di spesa che più ha risentito della contrazione osservata nell’ultimo periodo è stata quella ospedaliera: cresciuta dal 2001 al 2008 a un ritmo superiore a quello della spesa sanitaria pubblica totale (+5,7%), è poi diminuita dal 2009 al 2014 di quasi l’1% l’anno…

… Durante la lunga recessione, l’incidenza della povertà si è andata costantemente riducendo per la popolazione di 65 anni e più, mentre è fortemente aumentata tra i minori, i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi economica. I dati sul rischio di povertà prima e dopo i trasferimenti sociali (escluse le pensioni) consentono di valutare la capacità dei regimi di welfare di proteggere le persone dal rischio di cadere in questa condizione. Il sistema di protezione sociale nel nostro Paese risulta, secondo questa lettura, tra i meno efficaci in Europa: i trasferimenti sociali riducono la povertà di 5,3 punti a fronte di una media europea di circa nove.

… Gli asili nido e gli altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. Dopo diversi anni di crescita della spesa, dal 2011 inizia una fase di contrazione delle risorse dedicate ai servizi socio-assistenziali. La spesa pro capite per interventi destinati a famiglie e minori, in particolare, è scesa tra il 2011 e il 2012 da 117 a 113 euro, con differenze territoriali decisamente importanti, dai 237 euro dell’Emilia-Romagna ai 20 euro della Calabria. Nel 2013 la spesa corrente dei Comuni per asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia è stata di circa 1,3 miliardi di euro. Il valore pro capite, rapportato ai bambini residenti, è poco inferiore a 800 euro l’anno, con fortissime disparità territoriali: si passa da circa 200 euro nel Mezzogiorno a quasi 1.400 al Centro…  Il rapporto tra posti disponibili e potenziale bacino di utenza è 22,5 posti per 100 bambini residenti (di 0-2 anni), poco più di due terzi di quanti ne occorrerebbero per il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona (33%). In tutto il Centro-nord il rapporto fra posti e bambini è di poco inferiore al 30%, mentre scende drasticamente al 14,5% nelle Isole e al 9,4% al Sud

… Le analisi effettuate a partire dai microdati del nuovo sistema informativo Frame-Sbs1 mostrano come le unità attive con almeno un addetto sia nel 2010 sia nel 2013 siano poco meno di 3,3 milioni (circa il 75 per cento del totale del 2010 e l’87 per cento dell’occupazione complessiva). In larghissima maggioranza (95 per cento circa) si tratta di imprese con meno di 10 addetti (vedi tavola 4.1 capitolo 4) …

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Il rapporto Istat offre diversi spunti per una riflessione sull’importanza del welfare aziendale e di come questo può diventare un vero strumento di crescita sociale, oltrechè imprenditoriale.

Emerge chiaramente come il sistema pubblico di welfare abbia subito gravi contraccolpi e fatichi a mantenere livelli atti a garantire i servizi, soprattutto nel campo della sanità e dei servizi educativi all’infanzia.

In questa situazione i piani di welfare aziendale si possono sviluppare e possono esprimere tutta la loro efficacia con soddisfazione di tutti gli attori coinvolti.

Il tessuto italiano è in prevalenza formato da micro, piccole e medie imprese ed è all’interno di queste strutture che è necessario sviluppare prima una cultura del welfare aziendale e poi piani personalizzati che permettano di coniugare le esigenze imprenditoriali con i bisogni dei collaboratori.

Non solo le grandi aziende possono permettersi di utilizzare il welfare aziendale come strumento efficace di crescita; anche le realtà piccole, in linea con le proprie esigenze di costi, obiettivi e benefici possono trovare soluzioni estremamente soddisfacenti.

Nelle aziende più piccole, caratterizzate spesso da un rapporto molto familiare tra imprenditore e lavoratori, si tende a mettere in atto un sistema premiale esclusivamente di tipo economico, magari anche con passaggi di livello che hanno lo scopo di offrire un incremento retributivo al dipendente (e non una reale attribuzione di una maggior qualifica). Pensare a soddisfare i lavoratori in modo alternativo, attraverso ad esempio il soddisfacimento di alcuni bisogni familiari, potrebbe essere più vantaggioso dal punto di vista economico per l’imprenditore e molto più soddisfacente per il lavoratore.

 

“Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà” Winston Churchill

Danila Macchi


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WELFARE: LE PAROLE SONO IMPORTANTI

welfare parole importanti g11

“Le parole sono importanti” gridava il Nanni Moretti di “Palombella Rossa”, senza raggiungere gli eccessi del suo sfogo è importante sia usarle in modo appropriato che conoscerne bene il significato; prendiamo la parola “welfare” che, trasposta dal mondo anglosassone, è ormai entrata nel nostro vocabolario a pieno titolo. Pensiamo che anche il nostro Ministero del lavoro e delle politiche sociali viene spesso chiamato Ministero del Welfare.

Personalmente questo termine mi trasmette sensazioni positive; non sto parlando del benessere fisico legato al “wellness”, ma ad un benessere più legato alla propria vita in generale, ai bisogni, alle aspirazioni, ai rapporti sociali. In effetti il dizionario inglese associa al sostantivo welfare proprio il significato di “benessere”, “salute”, “assistenza”, “bene”.
E trasferire il welfare sul piano aziendale significa proprio pensare ad un miglioramento della vita di coloro che compongono la propria organizzazione. E ciò presuppone una forte attenzione non solo alle loro capacità professionali e al loro ruolo specifico in azienda, ma soprattutto alla loro persona.

Un piano di welfare non si deve mai affidare al caso o a modelli di altri che vengono adattati solo perché da un’altra parte hanno funzionato bene. Ogni azienda deve analizzare la propria situazione, gli obiettivi e le aspettative del piano che vuole realizzare, ricercare i bisogni dei propri dipendenti e collaboratori e da questi partire.
Chi riceve un servizio dalla propria azienda che risolve un proprio bisogno, magari quotidiano (pensiamo a servizi per l’infanzia, ai servizi per centri estivi per i bambini) quale valore darà a questo servizio? Di sicuro un maggior valore rispetto ad un puro aumento economico perché percepisce che dietro alla scelta aziendale vi è una considerazione che va al di là del lavoro e si apre alla propria realtà familiare e sociale e ai propri bisogni reali.

Tutte le aziende, oltre alle proprie risorse finanziarie, hanno un altro Capitale vitale e strategico: il Capitale Umano. Ed è quindi altrettanto vitale e strategico accrescerne il valore con soluzioni e dinamiche specifiche.
L’essere umano, in generale, viene motivato e stimolato soprattutto attraverso la considerazione del proprio essere come persona, prima che del proprio essere parte di un’organizzazione e dell’avere un ruolo in essa. E porvi attenzione, anche con un efficace piano di welfare (ma non solo) non può che far bene all’azienda e produrre risultati positivi in termini di:

– clima aziendale
– collaborazione
– sviluppo
– fidelizzazione
– riduzione dell’assenteismo per esigenze di conciliazione vita/lavoro
– produttività
– etc etc etc.

Facciamo un altro esempio di Welfare che in diverse realtà potrebbe essere adottato senza forti impatti sull’organizzazione: la flessibilità dell’orario per le lavoratrici madri.
Perché non valutare la possibilità di concedere un orario flessibile a coloro che hanno bambini piccoli da portare/andare a prendere a nido/asilo? Come lavorerebbe la lavoratrice che sa che può utilizzare magari un orario continuato con il quale può sia gestire l’entrata che l’uscita dei figli senza assillo? Di sicuro ne guadagnerebbe in tranquillità personale e quindi sul lavoro sarebbe più serena, concentrata e produttiva.

E all’azienda, in questo caso, il beneficio potrebbe anche essere a costo zero.
Non si può generalizzare, ovviamente, ma a volte si potrebbe migliorare la situazione anche con accorgimenti semplici, magari guardando le cose da un altro punto di vista.
E fare welfare è anche questo.

Danila Macchi


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