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TESTAMENTO (LA LEGITTIMA – LESIONE E RIMEDI)

TESTAMENTO (LA LEGITTIMA – LESIONE E RIMEDI)

 

In un precedente intervento abbiamo parlato di testamento con particolare riferimento alle cd. “quote di legittima” e “quote di disponibile”.

Ripercorrendo brevemente le considerazioni già esposte nel precedente articolo ricordiamo brevemente che per quote di legittima si intende ciò che la legge impone di riservare a determinate categorie di eredi; di converso la quota di disponibile è la quota del proprio patrimonio di cui il testatore può disporre liberamente e senza vincoli di sorta.

Accennavamo inoltre come, in un caso noto e complesso balzato agli onori della cronaca, il testatore ed i suoi professionisti avevano dovuto fare un fine lavoro di cesello per allocare il “relictum”, ovvero l’attivo ereditario, secondo le volontà del testatore, volontà che probabilmente non erano perfettamente coincidenti con la previsione di legge.

Compreso il significato di legittima e di disponibile ed esaminati i casi più comuni, andiamo ora ad analizzare cosa accade – e quali sono i rimedi che si possono mettere in atto – quando viene violata la quota di legittima

Intanto per lesione della quota di legittima si intende il caso in cui un legittimario è danneggiato nel valore minimo di «porzione di eredità» che la legge gli riconosce.

Una prima riflessione è necessaria riprendendo l’argomento già trattato nel precedente intervento ovvero che la posizione di congiunti più stretti del de cuius (coniuge, discendenti ed ascendenti) è tutelata sia in relazione alla quota di eredità sia in relazione alle eventuali liberalità disposte in vita.

E difatti affermavamo che “….. la massa ereditaria sulla quale calcolare le quote di legittima è formata:

  • da tutti i beni appartenenti al defunto alla data di apertura della successione (relictum);
  • meno i debiti ereditari (siano essi preesistenti alla data della morte siano essi derivanti dalla morte stessa come ad esempio le spese funerarie);
  • più le donazioni compiute in vita  da de cuius (donatum) e ciò indipendentemente dal soggetto beneficiario. in questo caso la valorizzazione deve essere fatta con riferimento al valore alla data di apertura della successione.

Fatta questa operazione matematica ovvero: relictum-debiti+donatum abbiamo l’esatta quota di patrimonio sulla quale calcolare le quote di legittima e di disponibile…………..”

Da ultimo, e prima di analizzare i rimedi alle lesioni di legittima, è necessario precisare che esiste nel nostro ordinamento il principio di intangibilità della quota di legittima la quale pertanto va sempre intesa in senso quantitativo e non qualitativo. Ciò significa che il disponente potrà soddisfare la quota di legittima con beni o valori di qualsiasi natura (purchè compresi nell’attivo ereditario).

Nel nostro ordinamento sono codificate una serie di azioni volte alla tutela dei legittimari che si possono riassumere in ’”azione di riduzione” ed in “petizione di eredità”.

L’azione di riduzione è il rimedio a disposizione dei cd. legittimari allorquando, per effetto di atti di disposizione (liberalità in vita, testamento), la quota di legittima viene violata. L’azione tende a fare dichiarare invalidi gli atti che hanno prodotto la lesione della legittima.

In base al momento ed all’identità dei soggetti passivi l’azione di riduzione può essere:

  • in senso stretto con lo scopo di fare dichiarare l’inefficacia degli atti (in vita o mortis causa) che hanno generato la lesione della quota di legittima;
  • di restituzione contro i soggetti che di fatto sono stati beneficiari delle disposizioni del de cuius; ovviamente tale azione è proponibile successivamente al riconoscimento positivo dell’azione di cui al punto precedente;
  • l’azione di restituzione contro i terzi acquirenti, ovvero il caso speculare a quello di cui al punto precedente laddove il beneficiario della lesione della quota di legittima abbia disposto dei beni a favore di terzi.

Tali azioni possono essere proposte solo dai legittimari e dai loro eredi o aventi causa e l’onere della prova (sia dell’accertamento del valore della massa ereditaria sia della quota di violazione) è a carico dell’attore.

Questo giudizio si conclude con una sentenza costitutiva, destinata quindi a produrre i suoi effetti solo al momento del suo passaggio in giudicato (questione come ben si può immaginare di fondamentale importanza nella valutazione delle strategie processuali).

L’azione di riduzione è soggetta al termine ordinario prescrizionale di dieci anni (a differenza della petizione che, come si vedrà in seguito, è imprescrittibile) che decorrono dal momento dell’apertura della successione.

L’azione si rivolge in prima istanza alle disposizioni testamentarie e solo in seconda battuta, nel caso in cui l’azione non abbia dato esiti sufifcienti a coprire e reintegrare la qota di legittima, alle donazioni compiute in vita dal de cuius.

In quest’ultimo caso l’ordine è cronologico nel senso che l’azione di riduzione aggredisce l’atto più recente e così via via fino a soddisfacimento totale della pretesa.

Questi aspetti sono da tenere in considerazione laddove si ipotizzi una pianificazione di trasferimento del proprio patrimonio che potenzialmente possa prestare il fianco ad aggressioni.

Per quanto concerne l’azione di restituzione nei confronti dei terzi che eventualmente hanno acquisito la proprietà dei beni occorre osservare che:

  • in caso di acquisti immobiliari i terzi possono fare salvi i loro diritti se sono trascorsi almeno venti anni dalla trascrizione della relativa domanda;
  • nel caso in cui la domanda di riduzione sia proposta dopo dieci anni dall’apertura della successione i terzi possono fare salvi i loro diritti se hanno acquistato a titolo oneroso in base ad un attola cui trascrizione sia antecedente la trascrizione della domanda di riduzione;
  • stesso termine oltre la sussistenza dell’acquisto o del possesso in buona fede.

Sulla petizione, trattandosi di istituto veramente particolare ne evidenziamo brevemente i tratti fondamentali.

Si tratta infatti di un’azione speciale concessa all’erede mirante a fargli conseguire il possesso dei beni ereditari e che ha il particolare carattere dell’imprescrittibilità.

I presupposti sono il possesso dei beni ereditari da parte di un terzo che si affermi erede (erede apparente) o che possegga senza alcun titolo il/i beni rivendicati. Può essere proposta dagli eredi o coeredi (siano essi legittimi o testamentari) senza limiti di tempo (imprescrittibilità) e lo scopo di questa azione è l’accertamento della qualità di erede e la condanna del possessore alla restituzione dei beni ereditari.

Due particolarità:

  • l’onere della prova che i beni appartenessero all’asse ereditario al momento dell’apertura della successione spetta all’attore;
  • l’imprescrittibilità trova un limite nello specifico caso di intervenuta usucapione da parte del possessore sui beni oggetto dell’azione.

Delineati i rimedi e le azioni a tutela della legittima si impongono alcune riflessioni.

La prima è in relazione alle donazioni indirette ovvero a quelle donazioni in cui si verificano gli effetti propri di una donazione (ovvero arricchimento del beneficiario ed impoverimento del donante) senza che sia stipulato un atto “formale” pubblico notarile.

Considerato infatti che anche gli atti di liberalità in vita rientrano nel cd. “relictum” è di tutta evidenza che nella pianificazione dell’allocazione del proprio patrimonio il disponente non possa non considerare come correttamente comportarsi per evitare di vedere inefficaci le disposizioni e gli atti da lui compiuti in vita.

In presenza di patrimoni complessi, di situazioni familiari particolari e/o in presenza di aziende, è di palmare evidenza che solo una corretta pianificazione della successione consente di rispettare le volontà del de cuius e, in ambito imprenditoriale, favorire la continuità aziendale.

Proprio quest’ultimo punto, la continuità aziendale, sarà oggetto di un prossimo intervento.

 

Paolo Omar Annaccarato

paoloomar@studio-annaccarato.com

 


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TESTAMENTO: LA LEGITTIMA

Testamento: andare contro la legittima

È notizia di questi giorni la pubblicazione del testamento di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga recentemente scomparso. Il testo, reso pubblico, delinea le volontà ed i desiderata del grande imprenditore italiano e, per quanto concerne l’attivo ereditario (cd. relictum) i beneficiari, familiari e non. E difatti tra i beneficiari trovano spazio oltre ai familiari, la segretaria personale e, per alcune opere d’arte, musei e pinacoteche.

Molti sapranno che l’imprenditore brianzolo aveva in corso da anni un aspro contenzioso con i figli di primo letto Violetta e Giuseppe giunto sino al giudizio della Corte di Cassazione.

Ed è proprio in ordine a questi aspetti che la lettura del testamento diventa interessante; la volontà del de cuius contro ciò che la legge impone (comunque ed anche contro la volontà del testatore) di riservare a determinate categorie di eredi.

Stiamo parlando dell’istituto della legittima, ovvero di quella norma (articolo 536 Codice Civile) che dispone, a favore di determinate persone, “una quota di eredità o altri diritti nella successione”.

Questa norma dispone una tutela a favore di tre categorie di soggetti:

  • il coniuge
  • i figli (ed i loro discendenti in mancanza dei figli)
  • gli ascendenti

e di converso un forte limite all’autonomia ed alla volontà del disponente.

In altre parole in presenza di queste categorie di soggetti (cd. legittimari) il testatore può disporre liberamente e secondo la sua volontà solo di una parte del suo patrimonio perché una parte è riservata comunque e per legge a queste categorie di soggetti protetti.

Vediamo quali sono in concreto le quote che la legge riserva agli eredi legittimi nelle varie situazioni che si possono presentare:

  1. esistono soltanto i figli: se chi muore lascia soltanto un figlio, legittimo o naturale, a questi spetta la metà del patrimonio del defunto; se lascia più di un figlio, a loro spettano due terzi da dividere in parti uguali. In questi casi la quota disponibile è rispettivamente di ½ (un figlio) o di 1/3 (più figli).
  2. esiste soltanto il coniuge: se chi muore lascia soltanto il coniuge a questi spetta la metà del patrimonio del defunto (oltre il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni). In questo caso la quota disponibile è 1/2.
  3. Esistono il coniuge ed un figlio: se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio (legittimo o naturale), a questi spettano un terzo ciascuno del patrimonio del defunto. In questo caso la quota disponibile è 1/3.
  4. Esistono il coniuge e più di un figlio: se chi muore lascia, oltre al coniuge, più di un figlio (legittimo o naturale), a questi ultimi spetta la metà del patrimonio del defunto ed al coniuge la quota di ¼. In questo caso la quota disponibile è 1/4.
  5. Esistono soltanto gli ascendenti: se chi muore non lascia figli ma soltanto ascendenti legittimi (cioè genitori o in mancanza nonni oppure bisnonni), a favore di questi è riservato 1/3 del patrimonio del defunto. In questo caso la quota disponibile è 2/3.

Un caso particolare che talvolta ingenera confusione è quello dei diritti del coniuge separato; a questi infatti (a differenza di ciò che si può credere) la legge attribuisce gli stessi diritti del coniuge non separato. Pertanto per escludere il coniuge separato dai diritti di legittima che la legge gli riserva occorre che intervengo il divorzio.

Da ultimo analizziamo come si calcola l’attivo ereditario sul quale si innescano le tutele di legge sin qui esaminate.

La massa ereditaria sulla quale calcolare le quote di legittima è formata:

  • da tutti i beni appartenenti al defunto alla data di apertura della successione (relictum);
  • meno i debiti ereditari (siano essi preesistenti alla data della morte siano essi derivanti dalla morte stessa come ad esempio le spese funerarie);
  • più le donazioni compiute in vita da de cuius (donatum) e ciò indipendentemente dal soggetto beneficiario. in questo caso la valorizzazione deve essere fatta con riferimento al valore alla data di apertura della successione.

Fatta questa operazione matematica ovvero: relictum-debiti+donatum abbiamo l’esatta quota di patrimonio sulla quale calcolare le quote di legittima e di disponibile.

Un’ultima precisazione, nel cd. relictum non rientrano beni e diritti che sorgono autonomamente a seguito del decesso ma che non trovano la loro origine nella successione (ad esempio il diritto che si acquisisce quale beneficiario di una polizza assicurativa è un diritto iure proprio e non per successione e pertanto non rientra nell’attivo ereditario.

Da qui due riflessioni.

La prima è che delineato questo scenario normativo è ben comprensibile il fine lavoro di cesello che Bernardo Caprotti ed i suoi consulenti devono avere fatto per fare coincidere le volontà dell’imprenditore con i limiti ed i vincoli sin qui visti che la legge comunque impone.

La seconda considerazione di carattere più squisitamente pratico è che la pianificazione in vita dell’allocazione dei propri asset è attività che trova forti limiti e vincoli normativi, tanto è possibile fare ma improvvisare può costare caro e soprattutto invalidare le volontà (che a mio modesto avviso sono fondamentali) di chi lascia i propri beni.

In un prossimo intervento analizzeremo quali sono le azioni a tutela dei soggetti cd. legittimari in caso di violazione delle norme sin qui esaminate.

Paolo Omar Annaccarato


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Assistenza disabili privi di sostegno | G11

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2016 è stata pubblicata la Legge 112/2016 avente ad oggetto “disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”.

Questa Legge, nel linguaggio comune chiamata “legge sul dopo di noi”,  costituisce un primo importante tassello di un impianto normativo di tutela di figure particolarmente deboli o disagiate che però necessita, a parere dello scrivente, di ulteriori implementazioni.

Accogliamo comunque con favore questo primo importante passo e scopo di questo articolo è analizzare i tratti salienti della normativa.

Intanto analizziamo i destinatari delle misure di sostegno previste dalla normativa.

Destinatari della norma sono le persone con disabilità grave come definita ed accertata dalla Legge 104/1992 con due modalità “temporali”, coloro i quali necessitano di un’immediata assistenza  in quanto già privi di genitori in grado di supportarli e coloro i quali vogliono programmare il momento in cui il supporto familiare verrà a mancare.

Anche gli ambiti di intervento si sviluppano in due precise direzioni, una, in attuazione alle finalità generali, verrà attuata dalle Regioni finanziate da un apposito fondo istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per  interventi ed iniziative da effettuare sul territorio.

L’altro ambito di intervento, che poi è quello che interessa questo intervento, è il pacchetto di agevolazioni che consentono il ricorso a strumenti di gestione e protezione del patrimonio destinato ad essere utilizzato “dopo di noi” per fare fronte alle esigenze dei soggetti afflitti da grave disabilità come individuati dalla norma.

Istituto centrale per l’attuazione delle finalità della norma è il trust, strumento non tipico del nostro ordinamento che trova un’importante legittimazione, se ve ne era bisogno, proprio con questa normativa.

Cosa è il trust in due parole: è uno strumento con il quale un soggetto (disponente) trasferisce la proprietà di uno o più beni ad un altro soggetto (trustee) che ne assume il controllo e la disponibilità per gestirli e perseguire le finalità a favore del/dei beneficiari così come stabilite dal disponente. Caratteristica principale quindi è il trasferimento della proprietà dei beni ad un soggetto terzo, caratteristica che sicuramente sotto l’aspetto psicologico ha frenato iin passato molte operazioni di questo tipo.

Analizzando le agevolazioni previste dalla norma in commento possiamo osservare come il Legislartore abbia stabilito una serie di importanti agevolazioni di natura fiscale così sinteticamente riassumibili in:

  • imposta di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa in relazione al trasferimento di beni e diritti,
  • esenzione imposta di bollo;
  • esenzione imposta sulle successioni e donazioni;
  • possibilità di agevolazioni in materia di fiscalità locale (franchigie o esenzioni imu/tasi);

Condizione necessaria per godere di queste agevolazioni è che l’istituzione e la gestione del trust realizzato per la tutela di soggetto affetta da grave disabilità sia rispettoso di tutte le prescrizioni previste dalla normativa ovvero:

  • istituzione per atto pubblico con beneficiari soggetti con i requisiti previsti dalla norma;
  • identificazione dei soggetti coinvolti, dei ruoli, dei bisogni specifici del disabile, delle attività previste per il raggiungimento dell’obiettivo a base dell’istituzione dello strumento;
  • identificazione degli obblighi del trustee con particolare riguardo al perseguimento degli obiettivi posti  ed al progetto di assistenza;
  • specifiche e precise modalità di rendicontazione del trustee;
  • identificazione del soggetto “cd. protector” ovvero del soggetto a cui è demandato il controllo delle attività del trustee;
  • termine finale di durata del trust coincidente con la vita del soggetto beneficiario;
  • individuazione, già in sede di costituzione, della destinazione dell’eventuale patrimonio residuo.

Nella sua versione definitiva la norma ha poi esteso le agevolazioni anche all’utilizzo di altri strumenti quali:

  • erogazioni da parte di soggetti privati;
  • stipula polizze assicurative;
  • costituzione di vincoli di destinazione con contratto di affidamento fiduciario anche a favore di onlus di utilità sociale.

A chiosa possiamo dire che la norma è complessa così come rigorose sono le molte condizioni da rispettare ma in realtà qualsiasi azione deve essere necessariamente studiata e condivisa nell’ambito familiare di riferimento in quanto per necessità così importanti gli strumenti “pre-confezionati” non sono certamente idonei allo scopo (siano essi agevolati o meno).

Paolo Omar Annaccarato


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SISTEMA FINANZIARIO: RISCHI PER I RISPARMIATORI

salvataggio sistema finanziario g11

Dopo i recenti casi balzati agli onori della cronaca (Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti) e soprattutto con il recepimento in Italia della Direttiva Europea sul salvataggio interno cd. “bail-in”, l’argomento del rischio che potenzialmente corre il piccolo risparmiatore/investitore è di stretta attualità.

Si può parlare di un rischio nuovo, in quanto inerente aree (quella del deposito per esempio) tipicamente e storicamente ritenute inattaccabili. Intanto un piccolo “assaggio” delle novità dell’ultimo anno. Negli ultimi mesi del 2015, il legislatore domestico ha recepito la Direttiva Europea con due decreti legislativi, i decreti 180 e 181 che disciplinano la gestione armonizzata delle crisi delle banche e delle imprese di investimento attraverso l’utilizzo di risorse del settore privato. Successivamente la Consob ha elaborato nuovi e specifici obblighi informativi a carico degli intermediari finanziari. Questi provvedimenti hanno comportato l’entrata in vigore e l’operativa, dal primo gennaio 2016, delle regole sancite dalla direttiva europea. Vediamo preliminarmente di capire in cosa consiste il bail-in e chi sono gli attori.

In caso di dissesto, o rischio conclamato di dissesto di una banca, la Banca d’Italia, in quanto soggetto deputato, è investita del cd. potere di risoluzione che può consistere in quattro tipi di intervento:

  • procedere alla vendita ad acquirenti privati di una parte dell’attivo;
  • trasferire temporaneamente le attività e le passività ad un ente cd. “ponte o bridge” cioè una struttura creata ad hoc e gestita dalle autorità che prosegua le attività dell’istituto in crisi, il tutto finalizzato a programmare e gestire una futura vendita;
  • trasferire le attività deteriorate ad una cd. “bad bank” che gestisca la liquidazione delle stesse;
  • applicare il bail-in.

Quest’ultima è la fattispecie che andiamo ad analizzare in quanto di impatto diretto sul pubblico dei risparmiatori.

Intanto appare evidente che, quantomeno in linea teorica, il dissesto di una banca non dovrebbe comportare automaticamente l’applicazione del bail-in stante la possibilità della Banca d’Italia di valutare l’applicazione dei premi tre strumenti di risoluzione messi a disposizione dalla Legge. Questa almeno è la teoria…

Ma, esattamente in cosa consiste il bail-in? Il bail-in consiste nella svalutazione di azioni e crediti al fine di assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in stato di dissesto; in sostanza si chiede agli azionisti ed ai creditori dell’ente di farsi carico delle perdite.

Il tutto nel seguente ordine gerarchico:

  • i primi ad essere colpiti sono gli azionisti;
  • a seguire i detentori di altri titoli di capitale (es. azioni di risparmio);
  • i creditori subordinati (detentori di bond subordinati, speciale categoria di obbligazioni il cui rimborso, in caso di problemi, avviene dopo che siano soddisfatti i creditori ordinari). Sono spesso denominate “junior” in contrapposizione ai bond “senior” non subordinati;
  • i creditori chirografari (ad esempio detentori di bond non subordinati)
  • i depositanti oltre 100.000 euro;
  • il fondo di garanzia depositi.

Restano invece esclusi dal bail-in i depositi fino a 100.000 euro (non solo i normali depositi di conto corrente ma anche i conti deposito, i libretti di risparmio ed i certificati di deposito nominativi), le passività garantite (ad esempio i covered bond), le passività derivanti da detenzione di beni in via fiduciaria (vedi contenuto cassette di sicurezza, intestazioni fiduciarie etc.) ed altre passività che non riguardano i risparmiatori (passività interbancarie, debiti verso dipendenti, fiscali etc.).

A chi osa che dire? Numerosi dubbi ad oggi sono irrisolti, uno per tutti: per i conti cointestati come si computa il superamento della soglia? Ed ancora come concretamente si comporterà Banca d’Italia di fronte a situazioni di crisi di istituti di credito? Ed ancora, questa disciplina è lesiva del dettato Costituzionale dell’articolo 47 sulla tutela del risparmio?

Tutti quesiti a cui nel tempo arriveranno risposte, per ora è opportuno conoscere la normativa e comprendere come difendersi, o quantomeno adottare nel limite del possibile opportune cautele, argomenti che affronteremo nel prossimo intervento.

Paolo Omar Annaccarato


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